(Relapse Records, 2012)
1. Mithras;
2. Ahriman;
3. Inheritance (The Changeling);
4. Arjuna;
5. Hallucigenia I: Hermetic Gifts;
6. Hallucigenia II: Spiritual Junk;
7. Hallucigenia III: The Emerald Tablet
Il polistrumentista Jenks Miller è colui che si cela dietro al monicker Horseback, progetto che lentamente sta acquistando sempre più consensi fra chi predilige doom, drone o sperimentazione in generale. Una buona quantità di uscite, fra cui split con Locrian e Voltigeurs, oltre che una collaborazione coi Pyramids, condensate negli ultimi tre anni e un contratto con la onnipresente Relapse, hanno fatto in modo che il nome Horseback iniziasse a circolare sempre più spesso grazie anche all’indubbia qualità di album come The Invisible Mountain o The Gorgon Tongue (che in realtà è la ristampa unificata dei due ep Impale Golden Horn e Forbidden Planet).
Half Blood riprende in parte il discorso interrotto con The Invisible Mountain nel 2009, distribuendo lo spazio disponibile fra le sfumature più recenti di chiara ispirazione drone e il passato decisamente più strutturato a livello di composizione verso soluzioni più vicine a un certo stoner lisergico con tanto di vocals acide e graffianti a supportare il tutto. La prima metà di Half Blood riprende proprio quello stile, esagerando forse nel mettere così in primo piano il cantato, ma come si fa a non rimanere ipnotizzati dalle atmosfere caldissime alla Earth e dall’incedere alienante in stile OM? “Mithras”, “Ahriman” o “Arjuna” potrebbero tranquillamente comparire a fianco di “Invokation” (forse il miglior pezzo mai scritto da Jenks Miller) o di “Tyrant Symmetry”. I brani restanti invece si avvalgono di tutt’altro registro: la trilogia delle “Hallucigenia” è decisamente più minimale e drone, con divagazioni kraut, qualche influenza Locrian (“Hallucigenia I: Hermetic Gifts”) o addirittura qualche accenno quasi “danzereccio” come nella conclusiva “Hallucigenia III: The Emerald Tablet” che unisce lo stile più vicino a Impale Golden Horn a una cassa fissa in 4/4 che potrebbe quasi uscire dai Fuck Buttons.
L’omogeneità delle precedenti uscite si è un po’ persa probabilmente, ma Half Blood è comunque un buonissimo lavoro che non fa che impreziosire la discografia del progetto Horseback. Qualche perplessità potrebbe sollevarla solo “Inheritance (The Changeling)”, ma nel contesto del disco le altre canzoni presenti riescono a farla dimenticare abbastanza facilmente. Ancora complimenti a Jenks Miller quindi.
7.0
[Questo articolo fa parte anche dello speciale dedicato a Pyramids & Horseback, disponibile qui.]