(Metal Blade Records, 2013)
1. The Mean Spirits, Breathing
2. I, Saturnine
3. Reach Beyond The Sun
4. A Human Failing
5. Reach Beyond The Sun
6. Medicine To The Dead
7. To Suffer Fools
8. Think The Adder Benign
9. Monumental Graves
10. If A Mountain Be My Obstacle
11. At Least A Plausible Case For Pessimism
Non staremo qui a ripetere l’influenza che hanno avuto gli Shai Hulud su tutto il metalcore degli anni Duemila. La band di Matt Fox è stata tra le prime a suonare ma soprattutto a rendere famoso il connubio tra “hardcore” e “metal”: l’album di debutto Hearts Once Nourished With Hope And Compassion è stato un punto di partenza per il genere nella sua prima forma, ma gli Shai Hulud sono stati presto capaci di andare oltre, e questa è una caratteristica dei grandi. Il metalcore dalle venature allo stesso tempo thrash e progressive del capolavoro That Within Blood-Ill Tempered è stata di fatto la base per tutta la “seconda ondata” di cui i Misery Signals di Controller son stati i portabandiera.
E adesso, dopo essersi prepotentemente ripresi lo scettro nel 2008 con Misanthropy Pure, che riprendeva il discorso del predecessore (con cinque anni di ritardo), cosa fanno questi ragazzoni? Tornano indietro. Non di troppo, ma questo quarto full-length intitolato Reach Beyond The Sun ha diversi punti di contatto col debutto. Il più evidente è dietro il microfono, dove si registra il ritorno di Chad Gilbert, anche se purtroppo solo in studio, mentre dal vivo troveremo sempre nuovi personaggi ad arricchire la sfilza di turnisti. Dopo tre album con tre cantanti diversi (Van Der Velde e Mazzali sono presenti come ospiti in “Medicine To The Dead”), sentire di nuovo Gilbert spiazza e allo stesso tempo fa scendere lacrimucce agli appassionati.
Le analogia non finiscono qui. Perché il punto più importante è: come suona davvero Reach Beyond The Sun? Essenzialmente, è un disco più semplice del suo predecessore. Con questo non vogliamo dire che si tratti di un vero ritorno alle sonorità di Hearts…, ma col passare del tempo ci si rende conto che le composizioni sono meno articolate rispetto a quanto si poteva sentire sui due album seguenti; paradossalmente, ai primi ascolti si rimane quasi insoddisfatti, si ha come la sensazione che proprio per questo manchi qualcosa. Intendiamoci, è sempre una goduria seguire le evoluzioni chitarristiche di Matt Fox, che non perde mai il suo marchio di fabbrica, fatto di forti contaminazioni thrash e progressive. Ciò che stavolta Fox ci mostra con più forza è il suo gusto melodico: si prenda ad esempio l’incedere simil-epico della titletrack, o le variazioni di “Think The Adder Benign” e “Monumental Graves”, i due pezzi più lunghi della tracklist (anche qui però si rimane sorpresi: non arrivano neanche ai quattro minuti).
Di fatto Reach Beyond The Sun è un disco più breve dei suoi predecessori, e pure più fruibile. Forse manca degli altissimi picchi emotivi che si raggiungevano in That Within Blood-Ill Tempered e, in misura minore, in Misanthropy Pure; è anche vero però che i dischi degli Shai Hulud crescono col tempo, quando si riesce a “entrare” nel concept e far proprio l’aspetto lirico. Per ora ci siamo innamorati di “A Human Failing” e “To Suffer Fools”, in cui sembra rivivere fin dal primo ascolto l’anima cinica e rabbiosa che contraddistingue dagli esordi questo progetto, ma in realtà Reach Beyond The Sun è un disco che conquisterà rapidamente tutti gli ascoltatori che hanno sempre amato gli Shai Hulud per la loro forza espressiva e il loro credibile e sincero percorso musicale. In fondo, quando ci si accosta all’ascolto di questa band non si può mai fare a meno di pensare al motto con cui si apriva That Within Blood-Ill Tempered: Rest assured, this is sincere. This is pure. Finché saranno animati da quella forza, Fox e soci non sbaglieranno mai un colpo. In campo hardcore difficilmente sentiremo di meglio quest’anno.
7.5