(Nuclear Blast, 2015)
1. Absolute Genocide
2. Light Bearer
3. Holy War
4. Coffin Dragger
5. Fur and Claw
6. Deliver Us to Evil
7. Emptiness
8. Violent Reckoning
9. Child of Sorrow
10. Naked and Cold
11. Vengeance (Bonus Track)
Il 2015 non smette di regalare emozioni: finalmente, dopo tre anni d’attesa, vede la luce il successore di Hate. Stiamo parando di Holy War, nuovo disco dei deathcorers australiani Thy Art Is Murder, un album la cui attesa aveva infiammato gli animi dei fans; tale dimostrazione di fedeltà verrà dunque premiata?
Holy War cattura immediatamente l’attenzione grazie ad un artwork curato, dal forte significato simbolico che si lega alle tematiche trattate in questo disco, tanto delicate quanto attuali, ovvero quanto gli estremismi religiosi e certe ideologie siano in grado di tirare fuori il peggio dagli uomini, portando odio e scatenando guerre cruente. Per quanto riguarda la proposta musicale abbiamo a che fare con un deathcore corposo, dinamico ed incazzato, caratterizzato da quel taglio moderno che pare ormai irrinunciabile per chi maneggia questo genere oggigiorno .
“Absolute Genocide” è un brano poderoso, potremo addirittura definirlo “d’assalto”, capace di colpire immediatamente l’ascoltatore con una buona dose di aggressività ma reso fruibile e facilmente memorizzabile da una sapiente alternanza tra riff piuttosto melodici e dissonanti e altri granitici e diretti, con l’immancabile breakdown assassino posto a metà traccia. Segue “Light Bearer”, uno dei primi singoli estratti, caratterizzato da un inizio cadenzato ma capace in breve tempo di infiammarsi e pestare duro sull’acceleratore, con batteria martellante e velocissimi passaggi di chitarra incalzanti. La title-track si affida invece ad un incipit dissonante e litanico, salvo poi aumentare progressivamente la velocità andando dritto al cuore delle ascoltatore grazie a rasoiate in up-tempo ed un breakdown muscoloso orchestrato sapientemente, perfetto per scapocciare all’unisono in sede live. Questi primi tre brani rispecchiano in ogni sua sfaccettatura l’intera tracklist di Holy War, fatta eccezione per “Deliver Us to Evil”, maggiormente orientata al death metal, tanto da ricordare a più riprese le atmosfere oscure di “Demon (The Procreated) dei Whitechapel. Discorso ancora diverso per la doppietta formata da “Violent Reckoning”, caratterizzata da un incipit Behemot-iano ed una struttura piuttosto complessa nella quale la tecnica dei musicisti australiani riesce a splendere in tutta la sua magnificenza, e “Child of Sorrow”, pezzo più cupo sulla stessa lunghezza d’onda della title-track, arricchito da un guitar solo ben piazzato e da un drumming tra i più dinamici del platter.
Tirando le somme mi sento di promuovere Holy War senza remore: i Thy Art Is Murder sono riusciti nel difficile compito di proporre materiale nuovo che suonasse moderno e potente, in linea con i tempi, mantenendo vivo il loro trademark personale e l’aggressività che li aveva portati alla ribalta. Indubbiamente si sente la mancanza di brani beceri e dannatamente malvagi come “Laceration Penetration”, ciononostante si tratta di un’opera valida che farà divertire e scatenare tutti i fans del genere.
7.5