Verdun > Astral Sabbath

Come di consueto il sottobosco della vasta scena metal francese, oltre ad essere estremamente popoloso, sa ricompensare con importanti soddisfazioni l’utente che vi si addentra e che, se avrà scrutato con la dovuta perizia, verrà a conoscenza di realtà emergenti di assoluto valore e di grandi speranze. Come quella dei Verdun, che con Astral Sabbath…

Alunah > Violet Hour

Le luci abbaglianti di una potenziale supernova in formazione ma anche qualche ombra di troppo che ne ha sempre insidiato la piena visibilità… potremmo sostanzialmente riassumerla così, la carriera di un quartetto che ha attraversato la seconda decade del nuovo millennio alla costante ricerca di una consacrazione definitiva che superasse e in qualche modo sublimasse…

Shadow Limb > Burn Scar

Un treno pendolari nell’ora di punta, partito già con soli posti in piedi e che a ogni pressoché quotidiana fermata imbarca passeggeri che ne mettono a rischio la portata massima… Certo, rischiamo forse un’ingenerosa semplificazione e una conseguente, eccessiva generalizzazione, ma davvero il panorama stoner/doom della seconda decade del Terzo Millennio sembra presentare sintomi di…

Plateau Sigma > Symbols – The Sleeping Harmony of the World Below

Quantità, varietà e qualità… un ipotetico sommelier avrebbe davvero solo l’imbarazzo della scelta, nel dover consigliare come preferibile uno degli assaggi della doom vendemmia tricolore di questo autunno 2019, a tutti gli effetti una delle più generose che si ricordi a memoria di genere per contemporaneità di uscite caratterizzate dai tratti dell’imprescindibilità. Iniziata con i…

Ancient VVisdom

Ancient VVisdom > Mundus

Laddove oggi qualsiasi notizia, gossip incluso, relativa ai Ghost viene spaventosamente sovradimensionata col risultato che la band di Tobias Forge risulta tra le più chiacchierate del panorama metal (?), lo stesso non si può dire per i corrispettivi texani della band svedese, gli Ancient VVisdom, che pure erano stati scelti proprio da Forge per aprire…

Opium Lord > Vore

Gli inglesi Opium Lord si erano presentati quattro anni fa con The Calendrical Cycle: Eye of Earth, disco che, pur non essendo particolarmente incisivo, nel suo essere grezzo e schietto ha fatto intravedere dei margini di miglioramento discretamente ampi. Vore, suo successore, si pone proprio l’obiettivo di migliorare dei risultati ancora troppo incerti per farsi…

Raventale > Morphine Dead Gardens

13 anni, ovvero 52 stagioni, o 156 mesi, o 4.745 giorni… immaginiamo di interrogare una platea di incalliti musicofili su cosa possa rendere plasticamente e immediatamente l’idea del lasso di tempo trascorso dal 2006 al 2019 e, terminato il conteggio puramente matematico, possiamo scommettere che non ci vorrà molto per sentirsi dire “ah, certo, sono…

Alchemical Wake > Cassiopea

Buio, vuoto e silenzio, tutti insieme e rigorosamente assoluti. Al netto di licenze poetiche e di filosofiche congetture, gli sconfinati spazi interstellari sono stati per millenni il regno incontrastato dell’ignoto e dell’inquietudine che accompagna inevitabilmente l’umano contatto con tutto ciò che per definizione si aggira intorno al concetto di infinito. Solo di recente la Scienza…

Destroyer of Light > Mors Aeterna

«Egli, vegliardo, ma dio di cruda e verde vecchiaia, spinge la zattera con una pertica e governa le vele e trasporta i corpi sulla barca di colore ferrigno.» È così che nel VI libro dell’Eneide viene magistralmente descritto Caronte, traghettatore dell’Ade che, come psicopompo, aveva il compito di trasportare le anime da una riva all’altra…

Bretus > Aion Tetra

“In direzione ostinata e mai contraria…”. Ci scuserà, il sommo Faber, se ci permettiamo di scomodare, oltretutto modificandolo, uno dei passaggi più significativi della sua “Smisurata Preghiera”, ma niente più di una pillola del tocco poetico del Maestro dei Caruggi può essere utile per fotografare la carriera di un quartetto da tempo assiso sui gradini…

Green Oracle > S/T

In attività dal 2013, i Green Oracle rilasciano il loro debutto, Green Oracle, per Argonauta Records. Diviso in tre lunghe tracce, il loro esordio denota una buona maturità compositiva e le idee piuttosto chiare sulla strada da percorrere. Il disco si può intendere come un’unica esperienza sensoriale. Nell’iniziale “Please” il trio attinge dalle sonorità telluriche…