Gli Ulcerate non hanno certo bisogno di introduzioni. Attivo dal 2002, il terzetto di Auckland, Nuova Zelanda, ha sempre avuto una marcia in più. Ogni lavoro dei Nostri è una piccola ed oscura gemma di ipertecnico death metal, e ogni disco dovrebbe essere analizzato al microscopio: canzoni lunghe e complesse, scritte, suonate ed arrangiate in maniera egregia. Allo stesso tempo, gli Ulcerate riescono anche a rendere benissimo dal vivo, nonostante siano solo in tre, e questo per sottolineare la loro preparazione e bravura. L’album precedente, Stare Into Death And Be Still, uscì nel 2020 e per me è diventato subito un capolavoro senza tempo: al tempo lo consumai e ancora oggi mi ritrovo spesso a riascoltarlo. Al tempo della sua uscita, lo considerai il loro apice creativo, semplicemente perché pensavo che non si potesse fare di meglio. Per questo motivo ho affrontato il loro nuovo disco con un po’ di trepidazione, aspettando quasi un passo falso. Fortunatamente per me, e per tutti noi, mi devo invece ricredere perché con Cutting the Throat of God (titolo molto indicativo, tra l’altro) gli Ulcerate sono riusciti ad alzare ulteriormente il loro livello, producendo un album monumentale. Una versione corta di questa recensione potrebbe essere la seguente: il disco è una bomba, non perdete tempo a leggere e andate subito ad ascoltarlo.
Cutting the Throat of God è composto come sempre da musica molto densa, con canzoni molto lunghe e complesse: “solo” sette canzoni, per un totale di quasi un’ora di musica. La lunghezza media di ogni brano supera i 7 minuti, ma questo non pesa affatto: questo è un marchio di fabbrica dei Nostri e sono proprio contento che non abbiano cambiato direzione. A rendere l’album fenomenale è anche la produzione: Cutting the Throat of God è prodotto come sempre in maniera egregia, riuscendo a far risaltare ogni strumento. Inoltre rispetto ai lavori precedenti la musica proposta dà una sensazione di apertura verso una certa positività, accennando la possibilità di vedere la famosa luce alla fine del tunnel: di certo una cosa nuova per gli Ulcerate, e questo fatto dà alle canzoni una marcia in più. Il disco inizia con l’ottima “To Flow Through Ashen Hearts”: una partenza lenta ed interessante, con un riff centrale che si mantiene ed evolve per l’intera durata della canzone. A seguire “The Dawn is Hollow”, che è probabilmente il migliore pezzo dell’album e “Further Opening the Wounds”, che inizia come un classico brano dei Nostri: sfuriate di batteria, tempi dispari e dissonanze, accompagnate da una voce cavernosa che spingono l’ascoltatore verso l’abisso più nero, ma che tutto ad un tratto cambia direzione e porta a fare vedere la fantomatica luce alla fine del tunnel di cui accennavo prima. Un’altra delle mie canzoni preferite del lotto è la lenta “Transfiguration In and Out of Worlds”, un brano meraviglioso con delle soluzioni compositive eccellenti (inclusa una batteria monumentale) che permettono agli Ulcerate di mostrare tutta la loro bravura come musicisti e compositori. Ma il disco non finisce quì e continua a regalare momenti di estrema gioia: “To See Death Just Once” ad esempio è favolosa, con continui cambi di tempo e un finale furioso che fa scapocciare fino a farsi venire un colpo di frusta, oppure la lunga “Undying as an Apparition”, nella quale momenti di pura violenza si alternano a momenti di calma inquieta. Come ultima traccia troviamo “Cutting the Throat of God”, con delle bellissime aperture che fanno pensare che forse c’è ancora un po’ di speranza al mondo.
In conclusione, gli Ulcerate hanno pubblicato un album che mi ha lasciato a bocca aperta per la bellezza, la ferocia e la tecnica, cosa molto rara ultimamente, e sono riusciti ad alzare ulteriormente l’asticella, cosa impensabile vista la loro pressoché perfetta discografia. Un lavoro che mi ha lasciato senza parole, e che finirà prepotentemente nella mia top ten di fine anno. Come già dicevo, nonostante la lunghezza delle canzoni, questo non grava affatto sul disco, e alla fine vi farà premere play ancora e ancora. Mentre aspetto di andarli a vedere dal vivo ad agosto (per una volta vivere nell’emisfero australe ha un vantaggio), vado a rimettere su per l’ennesima volta Cutting the Throat of God.
(Debemur Morti Productions, 2024)
1. To Flow Through Ashen Hearts
2. The Dawn is Hollow
3. Further Opening the Wounds
4. Transfiguration In and Out of Worlds
5. To See Death Just Once
6. Undying as an Apparition
7. Cutting the Throat of God