OvO e Rotadefero hanno collaborato per due interpretazioni di “Il Secondo Coro Delle Lavandaie“, lavoro uscito il 4 ottobre per Rota Records in vinile 10″. Due differenti versioni di una canzone di antiche radici rivisitata e vissuta da due delle band più innovative del panorama noise sperimentale internazionale. Queste due visioni differenti della stessa canzone sono anche sovrapponibili, come nella bonus track della versione in digitale disponibile su Bandcamp.
Gli OvO sono attivi da più di venti anni, in maniera sfuggente e trasversale, nel panorama della musica estrema internazionale. Una longevità espressa in una decina di album più un numero imprecisato di uscite di ogni tipo, e in oltre mille concerti in tutto il mondo. A favorirla è senz’altro il legame profondo, simbiotico, tra i due membri del gruppo, Stefania Pedretti e Bruno Dorella, ma anche la costante voglia di sperimentare, mettersi in gioco e superare le barriere della catalogazione.
Partiti come gruppo aperto di improvvisazione radicale, e pian piano evolutisi verso una musica che non è più improvvisata ma che sfugge alle gabbie dei generi, lambendone molti ma rimanendo unica e riconoscibile. Metal nella sua accezione più sludge/doom, punk, hardcore, industrial, sono solo alcuni degli stili che vengono triturati dagli OvO, uscendone mutati e alterati.
Non stupisce dunque che abbiano accettato l’invito degli amici Rotadefero a rifare Il Secondo Coro Delle Lavandaie, brano di grande potenza ancestrale, dai forti richiami rituali. Non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di una vera cantante di repertorio tradizionale napoletano come Tiziana Carnevale, che ha prestato la sua voce a questa versione abrasiva di un brano leggendario.
Rotadefero è un progetto performativo nato nel 2012, creato da due membri di uno dei gruppi di punta del movimento hardcore italiano degli anni ’90, i CONCRETE. Tommaso Garavini e Cristiano D’Innocenti, dopo anni dallo scioglimento del gruppo, danno vita ai Rotadefero, un progetto di industrial noise sperimentale di grande impatto scenico, basato sull’uso di utensili non convenzionali e improvvisazioni create sul momento. Dopo aver collaborato con diversi musicisti, nel 2018 si è unito al gruppo in modo permanente Giacomo Del Colle, musicista e compositore con un background classico. Il progetto si è consolidato in questo trio, creando un punto di incontro tra linguaggi apparentemente opposti che si intrecciano in dinamiche oscillanti tra tenerezza e cattiveria, in un viaggio fuori da ogni canone prestabilito.
Dietro le maschere in lattice create e utilizzate da Rotadefero si nascondono sudore ed emozioni, in un equilibrio asettico di distacco e appartenenza. Amore e odio, luce e tenebra si alternano in un abbraccio di sonorità consone e aconsone. Il progetto de Il Secondo Coro delle Lavandaie nasce dalla volontà di superare quel limite sottile dove la musica si trasforma in teatro e performance. La scelta della canzone è dovuta alla sua bellezza: un mantra ossessivo senza freni in cui convergono gelosia e sogno. È una canzone di antiche radici, all’interno di un’opera teatrale molto più ampia e strutturata che Roberto De Simone utilizzò nella sua La Gatta Cenerentola nel 1976.
La voce del pezzo dei Rotadefero è di Dominga Colonna.