A distanza di cinque anni dal debutto Impulse to Soar torna sulle scene musicali la band di Manthos Stergiou, già con i Tardive Dyskinesia, con questo Fleshy Waves of Probability che a partire dalla copertina mette le cose in chiaro: ai greci piacciono Mastodon e Baroness. Difatti, come avevano già fatto intuire col primo album in studio, i Calyces proseguono sul solco tracciato da queste due importantissime band del panorama post-hardcore/progressive sludge. I Nostri confezionano un disco che è sicuramente piacevole da ascoltare ma che, passata la metà, mostra il fianco a soluzioni stanche, fin troppo ciclostilate, prive di mordente ma soprattutto di personalità.
Ed è un vero peccato perchè le prime quattro tracce sono tutte davvero esplosive. “Swirling Towards the Light” pare uscire dal primo album dei Mastodon, con una chitarra nervosa e spigolosa – Giannis Golfis dissemina tutto il lavoro con soluzioni raffinate e un gusto per la melodia davvero notevole – sorretta da un lavoro ipercinetico alla batteria da parte di Stavros Rigos che per tutte e otto le tracce dimostrerà le sue qualità tentacolari. Un brano dal forte imprinting prog, così ricco di soluzioni che pare durare molto di più dei suoi effettivi cinque minuti. Questa sensazione di dilatazione spazio-temporale possiamo ritrovarla anche in “Wastelands”, a tratti ancor più complessa nonostante registri quasi rock. Qui la nomenclatura progressive risulta addirittura limitativa. I quattro suonano benissimo, hanno un gran gusto negli arrangiamenti e riescono sempre a tirar fuori un’idea vincente, un tocco inaspettato, come nel post-rock di “Lost in Phrase”, con un cantato educato, leggiadro, soffuso, ove la sfuriata a tre quarti di brano serve solo per accentuarne nuovamente la raffinatezza della calligrafia musicale della band di Atene. “Boneshatter” è l’ultimo dei quattro brani che rendono grande la prima metà di questo disco. Una canzone che ama giocare tra le ombre, a mostrarsi appena appena per poi sottrarsi rapidamente, e quando la chitarra si apre con una melodia semplice ma emozionante, i Calyces mostrano tutta la loro poesia. Ma i problemi iniziano ora: se in questi brani l’ombra lunga di Mastodon e Baroness viene dissipata da una scrittura ugualmente personale e ricca di scelte ineccepibili che fanno gridare più volte al miracolo o quasi, è con i successivi quattro che la qualità scema parecchio. Due pezzi uno in fila all’altro che sono troppo, davvero troppo debitori della band di John Baizley (“Voices in the Gray” e “Forked Tongue”); pur rimanendo formalmente della canzoni che girano perfettamente, il retrogusto amarognolo di cover band è difficile da cancellare dalla bocca. Peggiore è la situazione con “Flowing Through Storm”, tremendamente scialba e innocua. “Lethargy” va a chiudere i giochi, lo fa col minutaggio più alto e con un lavoro eccellente di Loukas Giannakitsas al basso: divisa in due tronconi, il primo lento e riflessivo, il secondo impetuoso e dinamico, non aggiunge nulla di nuovo, di esaltante, di fresco.
In sostanza abbiamo un lavoro che da una parte ci consegna una formazione con un’ottima preparazione allo strumento, un gusto e una ricercatezza nel songwriting, una propria coerenza, ma dall’altra emergono alcuni problemi di tenuta sulla lunga durata e sull’affrancarsi da certe band. Con un pizzico di lavoro di cesello sono convinto che i Calyces possano diventare un nome di punta nel genere. Nell’attesa che questo accada, Fleshy Waves of Probability rimane indubbiamente un album da apprezzare.
(Autoproduzione, 2025)
1. Swirling Towards the Light
2. Boneshatter
3. Wastelands
4. Lost in Phrase
5. Voices in the Gray
6. Forked Tongue
7. Flowing Through Storm
8. Lethargy