
I Qwälen arrivano da Oulu, cittadina situata nel pieno centro della Finlandia, e sono attivi dal 2017. In questi nove anni, hanno pubblicato un demo nel 2018, e due full length, Unohdan Sinut (2021), e Syvä hiljaisuus (2023). Adesso, a tre anni dalla loro ultima fatica, se ne escono con un nuovo lavoro intitolato Veri Virtaa Edelleen (Google Translate mi dice che significa “Il sangue scorre ancora”). Se per voi questa è la prima volta che venite a conoscenza dei Qwälen, vi invito ad ascoltare i due dischi precedenti perché sono parecchio validi, e credo che molti di voi apprezzeranno. A leggere la loro bio, i Nostri si definiscono black metal/punk, ma non lasciatevi confondere dalle descrizioni: nella loro musica di punk c’è pochissimo, quasi niente, forse giusto l’attitudine (che comunque ha sempre coesistito nel black metal), ma in compenso il black metal è bello presente, e spinge tantissimo. Fin dai loro primi lavori, il black metal dei Qwälen non fa prigionieri, e ha tutte le caratteristiche che contraddistinguono i gruppi black che provengono dalla Finlandia, e se devo trovare una somiglianza, direi che ricordano i loro compatrioti Horna e Havukruunu, semplicemente un po’ più rozzi e un po’ più sporchi. Un’altra caratteristica dei Qwälen, e che apprezzo molto, è che la loro musica è molto viscerale: tutti i brani sono scritti ed interpretati con la pancia e con il cuore, e tutta la loro carica di rabbia, cattiveria, e odio, viene rovesciata sull’inerme ascoltatore che non può fare altro che annegare in questa melassa di malessere, oppure cavalcarne l’onda e aiutarli a disseminare il loro verbo.
Come per i lavori precedenti, anche nel caso di Veri Virtaa Edelleen i temi trattati ruotano intorno alla pochezza dell’essere umano, alla misantropia, e alla perdita e alla caduta dei fondamenti della nostra specie. E non potrebbe essere altrimenti, vista la disperazione che trasuda da ogni singola nota dell’album e da ogni disperato lamento del cantante Eetu. Delle otto canzoni che compongono l’album non sono riuscito a trovarne una un po’ meno valida delle altre, e tutto il disco scorre benissimo, facendo alzare i livelli di cattiveria a soglie da denuncia. Tra i brani più ispirati, mi vengono da citare la bellissima e disperatissima “Pirujen illallinen”, “Uusi nahka”, anch’essa particolarmente bella e molto ipnotica grazie ad un azzeccatissimo arrangiamento di chitarra, o “Veri vastaa”, che con il suo classicissimo assolo di chitarra e il coro finale mi ha lasciato spiazzato e piacevolmente sorpreso. Ma come dicevo prima, tutto il disco non ha mai un momento di cedimento, e la qualità della musica rimane altissima per tutta la sua durata.
Suomi Finland Perkele, cantavano i poeti (e se non riconoscete la citazione, peste vi colga!), e avevano perfettamente ragione: la Finlandia, per quanto desolata e fredda possa essere, continua a dimostrarsi una fonte inesauribile di musica estrema di altissima qualità. Bravissimi Qwälen, dunque, che con il loro terzo album confermano tutta la loro bravura e ferocia.
(Time To Kill Records, 2026)
1. Hunnutettu maa
2. Matala hauta huutaa
3. Kahleet
4. Uusi nahka
5. Kiviä ja luita
6. Pirujen illallinen
7. Veri vastaa
8. Kuolleet jumalat


