
Nel corso degli anni il metal è cambiato, ha stretto curiose alleanze con altri generi, ne ha inventato di nuovi, spostando i limiti verso territori che inizialmente si pensavano impraticabili. Se qualcuno, in gioventù, bollava il nostro genere preferito come semplice rumore – analisi che mostrava superficialità e ignoranza – chissà cosa penserebbe ora che nuove correnti, molto più ostiche ed estreme, hanno preso piede sulla scena. Industrial, noise, dissonant, deathcore, grindcore, che a loro volta si sono fuse assieme, generando ulteriori figli malati e deformi, come nel caso degli americani Uranium, progetto assai misterioso del quale si conosce poco e niente, che col nuovo Corrosion of Existence punta a riscriverne i connotati.
Sono solo intenzioni o alla fine dell’ascolto è possibile dar loro ragione? Direi di sì, data la bontà di queste cinque tracce; il combo punta alla distruzione totale dei nostri padiglioni auricolari ma anche alla destrutturazione di ogni genere estremo, sollecitando al massimo la propria musica. Che diventa gelida, indisponente, nauseante, respingente. Un muro di chitarre distorte, una serie interminabile di sample, rumorismo becero ed urla disumane. Corrosion of Existence ce lo dice sin dal titolo: il disco è una prova di sopravvivenza, una sofferenza che diventa piacere, una sessione di BDSM a volumi osceni. L’ascolto è sfibrante. Non c’è allenamento che possa aiutare, non ci sono strutture adeguate, non ci sono possibilità per reggere all’onda d’urto. Si esce duramente provati. Più volte mi sono chiesto il senso artistico di questo album. Dov’è – ma anche: com’è e quand’è – che l’Arte perde la maiuscola, perde ogni cattedra, diventa carne putrida ricolma di vermi? Ma soprattutto: fino a che punto possiamo digerire una deriva così vorace e spietata? Se questa domanda ve la ponete anche voi, magari durante l’ascolto di “Descent Into Entropic Death”, mi sentirò meno solo e probabilmente avrò, avremo, capito il mondo malato degli Uranium. Che semplicemente vanno oltre a Portal, Swans, Defacement, Scorn, Naked City, Godflesh e chissà quanti altri.
In poco più di mezz’ora, i Nostri sciorinano una follia che non può essere derubricata semplicemente come tale. Ci deve essere per forza qualcosa che vada oltre; un linguaggio alieno, una comunicazione che ancora non possiamo comprendere del tutto. Ce la faremo. A fatica, con dolore, con sangue, sperma e merda, ma ce la faremo. Altrimenti saremo morti e Corrosion of Existence sarà la pisciata acida di un dio malevolo.
(Sentient Ruin Laboratories, 2025)
1. Bliss and Void
2. Traffic Warden
3. Descent Into Entropic Death
4. Concrete Tombs
5. Corrosion of Existence


