
C’è qualcuno là fuori che ha veramente bisogno di leggere un’introduzione sugli Exhumed? Questi veterani del goregrind sono in giro dal 1990, e questo è il loro undicesimo disco. Se invece ci mettiamo a contare tutte le cose che hanno pubblicato in questi trentasei anni di onorato servizio, includendo i vari demo, EP, split, e live album, arriviamo all’incredibile numero di quarantasei pubblicazioni in totale. Undici album sono tanti, e come si può benissimo immaginare, non tutti sono dei capolavori (che è pure una cosa comunque fisiologica), ma nemmeno delle schifezze, perché i Nostri sono comunque sempre stati in grado di non perdersi per strada e di fare la fine che molti dei loro colleghi hanno fatto.
Inizialmente erano considerati dei semplici cloni dei Carcass, ma nel corso degli anni sono stati in grado di trovare il loro sound e levarsi di dosso quel pesante paragone (o quasi: tutto sommato a volte si sentono ancora degli echi lontani dei Carcass…). Gli Exhumed sono infatti in grado di mixare sapientemente l’ignoranza più pura dei primi periodi goregrind, con il death metal più classico e con parti tecniche, intricate e complesse (perché i Nostri sanno comunque suonare bene e scrivere bei pezzi), e con sempre quel pizzico di melodia, mai abusato, che riesce a rendere il tutto più digeribile. Il disco nuovo si intitola Red Asphalt, ed è praticamente un concept album, dato che il tutto, a partire dal titolo e dalla copertina super-gore, gira intorno alle tematiche degli incidenti stradali. Se vi piace il genere, Red Asphalt è un lavoro godibilissimo con il giusto equilibrio tra le parti più efferate e le parti più melodiche. L’album è inoltre prodotto e mixato molto bene: tutti gli strumenti si sentono perfettamente, incluso il basso che, nonostante le accordature bassissime, riesce a risultare presente senza ingolfare il tutto. Red Asphalt è composto da dieci canzoni, quindi, dato il genere proposto, la durata è limitata, e questo riesce a renderlo snello e non un mattone difficile da digerire. La canzone forse più bella del lotto è, per me, la title-track, che è in grado di riassume per bene l’intero album, ma in generale, tutti le canzoni sono all’altezza del disco. I brani sono inoltre molto groovy (passatemi questo odioso termine), e hanno una forte componente thrash che aiuta a rendere l’album molto scorrevole: quando scrivo questo, mi viene in mente ad esempio la parte conclusiva di “The Fumes” che, tra chitarre che si inseguono e break di basso, esce molto dal seminato del classico e caotico goregrind.
In conclusione, ottima prova per gli Exhumed, che al loro undicesimo full length, e con quasi quarant’anni di onorata carriera sulle spalle, riescono ancora a trovare nuove convincenti idee, e pubblicare un disco che farà contenti molti fan del genere!
(Relapse Records, 2026)
1. Unsafe At Any Speed
2. Red Asphalt
3. Shock Trauma
4. Shovelhead
5. The Iron Graveyard
6. Crawling From the Wreckage
7. Signal Thirty
8. Death On Four Wheels
9. Symphorophilia
10. The Fumes


