
I BIG|BRAVE sono un’interessante realtà attiva dal 2012, il loro doomgaze affonda le radici in tematiche complesse ma di grande spessore. Con l’uscita repentina di quasi un album all’anno ci riprovano ancora con questo nuovo in grief or in hope per l’etichetta americana Thrill Jockey Records. In questo lavoro i Nostri si spingono oltre orizzonti sonori diversi dando una testimonianza solida di un panorama colmo di speranza e disperazione, ed esplorano una svolta importante nel loro cammino. Ogni traccia è collegata da uno strato di suoni saturi che creano un limbo sospeso nell’oscurità e racchiudono una visione creativa travolgente.
I primi passaggi di questo disco si avviano nel tocco dissonante del brano d’apertura “what may be the kindest way to leave” con la linea vocale distorta di Robin Wattie e il cambio di direzione lucido, che incastra le distorsioni cupe e una forma fisica di tensione fino all’ultimo passaggio. Segue “a shape of shame” con un leggero tocco malinconico che si trasforma subito in un’esecuzione acida e urlata: qui l’ascolto è disturbante e crea un inquietante racconto avvolto in una notte buia. Nel primo singolo “he ineptitude for mutual discernment” invece le sonorità si fanno sempre più rumorose, con il caos delle distorsioni che vanno al contrario e danno quel piccolo spiraglio di luce a una voce narrativa mozzafiato, per una traccia potente e complessa. “holding tongue” è un brano strumentale che funziona da intermezzo etereo e aggancia alla perfezione la tensione spigolosa di “verdure”. Qui troviamo il passato dei Nostri con un boato di sottofondo che risuona in chiave ripetitiva, dando quel fastidio efficace a una sequenza caotica che si scompone nel riverbero martellante. Ci avviciniamo alla fine con le porte dell’inferno che si aprono su “skin ripper”, un altro brano oscuro dove la distorsione prende piede a tratti decisi e la voce culla un mondo silenzioso. Passando per il doom vecchio stampo di “an uttering of antipathy” e gli elementi elettronici che fanno capolino in una traccia già carica e notevole. Chiudiamo con la formidabile title-track per una monolitica canzone gonfia di espressione e un tempo di fondo che va in loop verso la chiusura devastante.
in grief or in hopeè un lavoro immediato e sensibile che però fa difficoltà a crescere e lasciare quella giusta sensazione intima. Ciò nonostante si lascia gustare trascinando l’ascoltatore in una potente realtà atmosferica.
(Thrill Jockey Records, 2026)
1. what may be the kindest way to leave
2. a shape of shame
3. the ineptitude for mutual discernment
4. holding tongue
5. verdure
6. skin ripper
7. an uttering of antipathy
8. in grief or in hope


