
Variopinto. Se dovessi usare una sola parola per definire questo primo album in studio dei tedeschi Außerwelt, ecco che “variopinto” sarebbe quella giusta. Dimostrando un’amore smisurato per diversi generi e – ça va sans dire – per tutti i loro sottogeneri (attenzione: un sentimento che non scade in mero esercizio di stile o, peggio ancora, in una facile scopiazzatura) ecco che i Nostri consegnano agli ascoltatori un ottimo disco che, per estrema comodità e sintesi, potremmo posizionare in quel rigoglioso bacino che prende il nome di post-metal; un genere che, come dissi in qualche recensione passata, per me rappresenta una sorta di equivoco, un genere che non è un genere, dato il fin troppo caleidoscopico ventaglio di sfumature. Vabbè, si parla di minuzie, torniamo a noi; con minutaggi assai robusti, le tracce di questo Breath abbracciano prog metal, technical death, c’è qualcosa che rimanda al black metal più raffinato e “da primo della classe”, con un uso sapiente di melodie che ci fanno esclamare “ah, ecco del gothic, ecco del metal classico, ecco delle influenze folkeggianti“.
Tenacia. Se dovessi utilizzare una sola parola per descrivere la carriera della band di Münster, ridente cittadina della Germania, userei proprio questa. Perché il quartetto, formatosi nel 2011, ha impiegato ben quattordici anni per arrivare al primo album in studio. Certo, in tutto questo lasso di tempo non sono rimasti con le mani in mano, ci sono stati altre uscite, nello specifico parliamo di tre EP; però è curioso, nonché lodevole, il tempo dedicato dai quattro per confezionare questo Breath (che tra le altre cose, è autoprodotto divinamente!).
Consapevolezza. Se dovessi cercare una sola parola per omaggiare il lavoro fatto per questo album, la mia ricerca porterebbe proprio a questa. Sì, perché Kris Lucas – batterista davvero preciso e fantasioso – insieme a Meredith Schmiedeskamp alla chitarra solista – protagonista per tutto il disco con riff e fraseggi che sono inferno e paradiso, dimostrando un ottimo gusto per le melodie – e Manuel Klein, anche lui chitarrista ma soprattutto cantante capace di spaziare dal growl sia catacombale che di Opethiana memoria, ad un cantato pulito che nei break e nei chorus è letteralmente devastante (Steffen Wolter è accreditato come bassista in sede live, quindi non so sia lui che suona, divinamente, lo strumento su questo debutto), dimostrano tutte le loro potenzialità con un scrittura che convince sotto ogni aspetto.
Le varie influenze, che vanno a toccare alcuni tra i nomi sacri dei vari generi lambiti dai Nostri, sono assolutamente riconoscibili ma, ed è qui che si fa la differenza, il songwriting degli Außerwelt diventa una voce dalle caratteristiche uniche, forgiando un sound che è sincero, credibile, capace di stare spalla a spalla con band più blasonate. Il gruppo ha speso anni per raggiungere una sua quadra, ora ha una sua quota, un suo carattere, una sua firma. Ci sono momenti dove la furia iconoclasta del death sembra possa radere al suolo ogni cosa, poi arriva il break atmosferico, l’arrangiamento geniale, il coro in clean vocals che ti strappa il cuore dal petto. Ci sono momenti dove il pianoforte è un unguento per l’anima, pioggia leggera che lava il sangue sul campo di battaglia, mentre da lontano – ancora! – la sezione ritmica brontola di rivalsa e tutto è pronto per deflagrare un’altra volta. Breath è un loop di emozioni e sensazioni uniche. Durante l’ascolto potrà capitarvi di piangere, di aprire la mente a pensieri cosmici, di ridere pensando a schegge impazzite di un passato che sa anche regalare bei momenti.
Un disco che in un’ora abbondante ti fa viaggiare tra mille e più mondi. Lasciarsi andare, far sì che i sensi si dilatino, esplodendo, è la Via. Uno degli album più belli che abbia mai ascoltato, e non solo nell’appena concluso, e ottimo, 2025.
(Moment Of Collapse Records, 2025)
1. Old Dreams Of The West
2. Breath
3. The Long Goodbye
4. Finite / Solitaire
5. Whiteout Solace
6. While Ruins Still Linger
7. Embers Touching Blackest Soil
8. Exes To The Sea
9. In The Night’s Coating, We Contemplate Hope


