
La band statunitense Chat Pile si riaffaccia sul mondo discografico con In the Earth Again in una collaborazione interessante con il musicista texano Hayden Pedigo, per creare uno spaccato notevole di una società che si riflette a uno specchio e dove i problemi del mondo sono ormai agli sgoccioli. Il risultato è un prodotto eccellente che abbraccia l’abbandono, la solitudine e la riflessione personale per un grandioso capitolo. Il sound è prettamente duro e spigoloso, con molti riferimenti al post-rock e alla musica ambient spostando anche le idee narrative di Hayden e il gancio rauco di Raygun Busch, frontman geniale e indiscusso.
Si inizia con la breve intro sentimentale “Outside”, una sinfonia dolce e malinconica di una chitarra dormiente che unisce la seguente “Demon Time”, un brano ipnotico e sensazionale con la linea vocale di Busch che scivola lentamente in un purgatorio di anime e rimbomba in un’atmosfera oscura, dove il tocco distorto della chitarra si spegne nel silenzio e come un raggio esplosivo e inquietante esplode sulle urla di dolore in “Never Say Die!”, classica traccia sludge metal con il ritmo martellante della batteria e le parole polverose che ti portano in una situazione catartica dai toni devastanti. “Behold a Pale Horse” invece riporta un sentimento familiare a scorrere nelle vene di un domani ricco di speranza, qui Hayden realizza un passaggio di chitarra da brividi, che ritroviamo anche sulle note iniziali di “The Magic of the World”. In questo caso però la voce soffice va a rilento, all’interno di una composizione deliziosa che calma gli animi aprendo le porte a una seconda parte più violenta, che notiamo già nell’inferno rumoroso “Fission/Fusion” e nella lunga epopea “The Matador”, un pezzo che si apre su un loop temporale tetro di quasi due minuti, per poi incontrare il riff mostruoso e la ritmica potente che con decisione si racchiude in una sensazione dilaniante. La parte finale del disco inizia sui tocchi magici di Hayden nella meravigliosa “I Got My Own Blunt to Smoke”, passando per uno dei brani più riusciti dell’intera posta, ovvero il singolo emozionante e stupendo “Radioactive Dreams”: un brano sognante che narra di un morbido e sensuale ricordo infantile, dando il suo contributo maggiore nel ritornello prezioso. Le ultime due tracce sono l’intermezzo strumentale e caratteristico “Inside”, con tanto di gracchiare di corvi in lontananza e la poetica “A Tear for Lucas”, in perfetto stile Bruce Springsteen che conclude in modo glorioso questo straordinario lavoro.
In questo In The Earth Again troviamo tutti gli elementi unici e incredibili che rimangono impressi nell’anima creando una storia importante, per chi, con una lacrimuccia sensibile, va alla ricerca di un bagliore di speranza.
(Computer Students, 2025)
1. Outside
2. Demon Time
3. Never Say Die!
4. Behold a Pale Horse
5. The Magic of the World
6. Fission/Fusion
7. The Matador
8. I Got My Own Blunt to Smoke
9. Radioactive Dreams
10. Inside
11. A Tear for Lucas


