A quanto dicono loro, i Coilguns hanno un approccio alla propria musica molto immediato: appena arriva l’ispirazione, si corre in studio a registrare in maniera più spontanea possibile. Di fatto, il postcore nevrotico della band svizzera è sicuramente più adatto a essere suonato su un palco che ad essere ascoltato su disco, dove il senso d’urgenza che dovrebbe suscitare non viene colto appieno. In realtà, a scapito di quanto detto in apertura, Commuters sembra un disco molto più costruito e studiato rispetto a Stadia Roads. E ciò non è esattamente una buona cosa.
Diciamolo, l’esordio sulla lunga distanza dei Coilguns delude un po’. L’EP d’esordio lasciava presagire qualcosa di più di un semplice “Part Two”, e invece Commuters altro non è che il naturale seguito di quel lavoro, con alcune aggravanti: dura quasi il doppio, pure il numero di pezzi è quasi raddoppiato, ma quelli davvero belli sono più o meno lo stesso numero. Considerando che Stadia Roads era composto da sei brani tutti più o meno sullo stesso livello, potete trarre da soli le conclusioni. Peccato, perché Commuters si apre nel migliore dei modi: la titletrack, divisa in una prima parte più diretta e una molto più diluita e riflessiva, è l’episodio migliore del disco. Tuttavia, già nella seconda parte si comincia a percepire netti richiami ai The Ocean (dei quali fanno parte due terzi dei Coilguns, ovvero Luc Hess e Louis Jucker), che diventeranno ricorrenti nell’arco della tracklist (all’inizio di “”21 Almonds A Day” il rimando è quasi sfacciato). Anche la conclusiva “Earthians” è degna di nota, ma in mezzo a questi due “picchi” posti in apertura e chiusura troviamo una sfilza di tracce che vanno dal “decisamente gradevole” al “piuttosto noioso”; come se non bastasse, col passare degli ascolti all’altezza di alcune tracce cresce una fastidiosissima sensazione di già sentito (un esempio su tutti, il riff iniziale di “Plug-In Citizens” ricorda in un battibaleno decine di gruppi post-hardcore / mathcore, dai Norma Jean in poi).
In poche parole, Commuters è un’occasione mancata. Se con Stadia Roads i Coilguns s’erano attirati le attenzione di molti appassionati di certe sonorità, strappando tanti pareri positivi, con questo nuovo lavoro hanno già fatto un passo indietro. Probabilmente se si fossero affidati meno all’istinto e avessero aspettato un po’ di più a pubblicare un nuovo lavoro, limando certe banalità poste nella tracklist e anche la durata della stessa, ne sarebbe venuto fuori un disco più avvincente e longevo. Per come stanno le cose, invece, Commuters conquisterà solo i più accaniti sostenitori di The Ocean, Norma Jean et similia. Per tutti gli altri, questo album sarà al massimo un misero antipasto al nuovo dei The Dillinger Escape Plan.
(Pelagic Records, 2013)
1. Commuters Part 1
2. Commuters Part 2
3. Hypnograms
4. Machines Of Sleep
5. Plug-In Citizens
6. Submarine Warfare Anthem
7. Minkowski Manhattan Distance
8. Blunderbuss Committee
9. 21 Almonds A Day
10. Flippists / Privateers
11. Earthians
6.0