
Gli americani Final Gasp tornano sulle scene con il loro nuovo album, New Day Symptoms, seconda uscita sulla lunga distanza, sempre per Relapse Records. Il quintetto originario di Boston prosegue col suo peregrinare attraverso diverse sonorità, tutte collegate da un filo silenzioso, una sutura che unisce hardcore, punk, death rock, gothic, spesso tutti anticipati dal sempre presente e prezzemolino prefisso “post-” che, come il nero, sta bene con tutto, che sfina, che è eleganza, forma e contenuto.
Il secondo disco dei Nostri ci presenta una band che, a mio modo di vedere, non ha ancora focalizzato bene il proprio percorso. Ci sono idee buone sì, questo è assolutamente indubbio; il problema è che se non si sta molto attenti durante l’ascolto, queste idee vengono travolte da un fiume in piena, un ribollire fatto di fanghiglia e detriti, che smorzano gli entusiasmi e tacitano voci che invece andrebbero messe in salvo, per poterle udirle al meglio. Ascoltando New Day Symptoms può venire in mente la decadenza di Danzig, le trame oscure e notturne dei Tribulation (incredibile come una band, tutto sommato non così imprescindibile, rappresenti un faro nella notte per molti gruppi), la sincopatia urbana, sporca e violenta dei Killing Joke, il tutto avvolto da una livrea cantautorale che suona tipicamente, e drammaticamente, americana. Ma quello che alle mie orecchie emerge in maniera potente, quasi ingombrante – e in rete, assurdo, ne ho letto davvero ben poco – è l’influenza dei Mastodon, periodo post-Blood Mountain, ma soprattutto quella dei loro figliocci mai legalmente riconosciuti, ossia i Baroness. Questi, nelle loro dilatazioni sonore, così liquide, così eteree, emergono spesso nei solchi dei brani che compongono New Day Symptoms.
Un disco che mostra potenzialità, come dicevo in apertura di recensione, che unisce tradizione – profonda, persa nell’alba dei tempi – e tempi moderni – che di moderno, visto l’andazzo, hanno ben poco – ma che deve rappresentare per i Final Gasp una pietra grezza, con all’interno un tesoro prezioso, da pulire, modellare, rendere di valore. Unica. Perché il quintetto ce le ha nelle corde questa magia, un brano come “The Apparition”, singolo trascinatore, non lo scrivi così, di culo, se non hai mani sapienti e mente lucida. I Nostri stanno scalando una piccola montagna personale, arrivati in vetta la visuale sarà la ricompensa migliore. Non vediamo l’ora di ricevere una cartolina che immortali tale panorama.
(Relapse Records, 2026)
1. Eternal Silence
2. Look Away
3. The Apparition
4. Gifted Shame
5. No Hand To Lead
6. Prediction
7. Burials Of Birth
8. Fracture
9. New Day Symptoms
10. Pale Sun


