
I Jagged City sono un formidabile progetto nato dalla collaborazione creativa tra Jake Woodruff (Defeater) e Carlos Torres (ex-turnista degli Explosions in the Sky), a cui si è aggiunto il batterista e produttire Urian Hackney per dare più corpo e tensione nelle strutture. Il loro mondo onirico è nato tutto per gioco con idee sperimentali e di nicchia, che poi pian piano hanno preso piede all’interno di passaggi solidi e audaci, creando un percorso importante racchiuso in questa raccolta di debutto strumentale dal titolo There Are More of Us, Always per la label tedesca Pelagic Records. In questo lavoro i Nostri mettono in atto una geniale esplorazione creativa, con l’insieme di chitarre che influiscono molto sull’impatto sonoro ed invitano l’ascoltatore a seguire al meglio una sinfonia fragile e travolgente, che si annida nelle sette tracce come un filo conduttore vitale.
Note preziose e ampie avviano il breve brano d’introduzione “(don’t dream it’s over)” dando quella sensazione rinfrescante di un nuovo giorno alla prima luce del mattino, poi si collega il basso graffiante di “Imaginary Lines”. Un brano malinconico e potente dove Torres esprime un sentimento triste e ricercato in un classico timbro post-rock e sul bridge l’esplosione stupenda di Woodruff si unisce alla perfezione, per un’eccellente composizione sognante e celebrativa. L’abbraccio oscuro di “Rain and Sirens” segue una scia morbida che ricorda “Take Me Somewhere Nice” dei Mogwai: l’attacco dei piatti di Hackney poi esplode sul vibrato caratteristico della chitarra e un’armonia caotica carica di personalità. Ora passiamo al straordinario punto cardine di questo lavoro, “Ocean East, Ocean West”, una traccia tecnica e pesante che sposta le tematiche verso il crossover mescolando il riff dissonante ed energico a una ritmica aggressiva dal forte impatto emotivo, uno dei brani più spietati e riusciti dell’intero lotto. Con gli sprazzi math rock in “Hairspring” affrontiamo un altro pezzo immenso e orchestrale con il basso pulsante e visionario di Torres che anche quì si cimenta in un passaggio dinamico e danzante, calibrando a dovere una struttura complessa e virtuosa grazie al gioco solista della chitarra, fino a rallentare in un’atmosfera leggera. La penultima traccia “Minus Power” è l’ultimo accenno dolce e dormiente dell’album che nuota nelle note ripetitive ma essenziali di Woodruff per una sensazione incredibile e un cambio raggiante ed esplosivo nel finale che ci culla in una realtà introspettiva. Chiudiamo infine con la sensazione ovattata di “(deluge in a paper cup)”, prima con un inizio smorzato che evolve in una delirante epopea spedita in perfetto stile Crippled Black Phoenix, concludendo il disco con un punto esclamativo.
Un debutto positivo e di grande precisione per i Jagged City che ci invitano ad esplorare con loro un percorso curioso ed invitante, ricco di colpi di scena musicali.
(Pelagic Records, 2026)
1. (don’t dream it’s over)
2. Imaginary Lines
3. Rain and Sirens
4. Ocean East, Ocean West
5. Hairspring
6. Minus Power
7. (deluge in a paper cup)


