Ho sempre ammirato Davide Tiso fin dal suo primo disco targato Ephel Duath, un progetto avanti anni luce che quando uscì diede una notevole scossa al panorama estremo italiano, arrivando facilmente a competere con i mostri sacri del death metal ipertecnico sparsi per il mondo. Nel corso degli anni il Nostro non è mai stato un animo sereno, dato che oltre agli album con gli Ephel Duath, ha poi composto e suonato in tanti altri progetti (Gospel Of The Witches, Howling Sycamore, Red Rot), tutti di valore, che ne hanno sancito il nome a livello internazionale; leggevi Tiso nei credits del disco, sapevi che da lì a poco lo stereo avrebbe declamato musica di altissima qualità. Dopo svariati anni spesi tra i diversi corridoi del labirinto estremo, ecco che il Nostro cheta il suo dimenarsi sul pentagramma, smorza i toni, abbassa le luci, apre le finestre e cambia aria. Un vento fresco, azzurrino, entra leggero, sfiora le pareti, solletica la pelle, l’Artista si spoglia e compone un album che è anni luce lontano da tutto quanto scritto, suonato e prodotto fino ad ora. Moonbath, questo è il nome scelto per il primo album del suo nuovo progetto solista LIGHTOWER, è un viaggio cosmico, tutto strumentale, tutto elettronico, che strappa di netto la testa di chi ascolta, proiettandola verso forme nuove, pianeti lontani, quasi arrivando al delimitare dello spazio tutto.
Moonbath si compone di dodici tracce che si librano delicate su tutto lo spettro che l’elettronica può offrire. Ci sono brani più vigorosi, ma senza mai eccedere, ed altri più pacati, riflessivi. L’alternanza e la varietà della proposta aumenta il piacere dell’ascolto, durante il quale i componimenti, mancando di elettricità spinta e linee vocali, concedono più di una fuga mentale dallo stress quotidiano che ognuno di noi porta addosso come una seconda pelle. Solitamente non amo tantissimo i dischi strumentali, ancora meno quelli dove l’elettronica mi suona corretta, educata, formalmente ineccepibile, preferendo io qualche digressione nel suonare cafone e volgare, con chitarre improvvise e linee vocali ben congeniate. Ma come sempre ci sono le eccezioni, come questo disco, che rendono la Musica lo spettacolo più emozionante che ci sia. Qui, sul pianeta Terra e altrove, nello spazio.
Salite a bordo, allacciate le cinture, è il capitano Davide Tiso che vi parla…
(Inertial Music, 2024)
1. Dawn
2. Dreams
3. Arcadia
4. Navigator
5. Electric Hum
6. Dying Swan
7. Deja Vu
8. Jamais Vu
9. Underpass
10. Rainfog
11. Tomorrow
12. Moonbath