
I Litania nascono nel 2024, sono un progetto che si divide tra Italia e Serbia e vede al suo interno Elisa De Munari (già nota ai più con il nome d’arte di Elli De Mon) alla voce ma anche alle prese con strumenti tipici della cultura indostana quali l’harmonium, il sitar, la dilruba e la tampura), Marco Degli Esposti (chitarre e effetti, precedentemente alle prese con i The Great Northern X), Enrico Baraldi (basso, con esperienze con Collars e Ornaments) e Vladimir Markoski (batteria e percussioni, già dietro ai tamburi dei The Black Heart Procession) e questo è il loro primo disco. E che disco! Ma andiamo con ordine.
La band unisce due mondi fondamentalmente distanti anni luce; da una parte il doom, che si mescia pesantemente con l’hard rock anni Settanta, il filone occulto, le derive lisergiche dello stoner rock, il grasso del rifferama tipico del fuzz; dall’altra, il mondo spirituale ed evocativo dei raga, particolari strutture musicali della cultura indiana, che seguono nell’esecuzione precise regole relativamente alle frasi melodiche consentite o vietate, e basate su un certo numero di scale musicali di base. L’unione di queste due anime musicali avviene in maniera sufficientemente fluida e convincente, sprovvista quindi di traumatici strappi tra due musicalità così differenti. La voce di Elisa De Munari è spesso solenne, mai si smarrisce davanti al wall of sound che gli altri tre in formazione non lesinano a creare attorno alle sue strofe. La band, dal canto suo, suona in maniera densa, rocciosa, con un sound volutamente saturo e pesante, senza mai trascendere nella facile cafoneria, andando così ad avvolgere il canto, evitando sgradite forzature o spiacevoli esclusioni. Musica indiana e rock/metal, due facce di una moneta che i Litania buttano sul tavolo verde, consci della vittoria finale. La differenza tra le due componenti porta ad avere un continuo sali e scendi emozionale, diavolo e acqua santa, ricerca interiore e sfogo primitivo che esce a ogni occasione utile. I Litania hanno le idee chiare di come debba suonare la loro musica; soluzioni semplici, pochi svolazzi, è comunque rock e deve suonare universale. I Nostri, attraverso otto tracce che paiono nate tutte da rumorose jam session, possono ricordare – per sommi capi – i Messa, senza tuttavia averne la stessa calibratura e amalgama. Il mood, essendo De Munari una sorta di sacerdotessa orientale, è più incline all’introspezione e al percorrere sentieri spirituali.
Litania è un disco piacevole; un debutto che convince su tutta la linea, a partire dalla bella copertina. Sono curioso di vedere qualche loro concerto, sono convinto che il live sia lo scenario più consono per questa band.
Un rituale, una gioia collettiva, un falò altissimo.
(Heavy Psych Sounds Records, 2025)
1. Manasi Devi
2. Ghunghru
3. Veil of Illusion
4. Vighnaharta
5. Jamuniya
6. Bound
7. Shankara
8. Fading Light


