In una mia precedente recensione avevo candidamente ammesso la mia ignoranza riguardo band in circolazione da decenni. Mi ero autoassolto dicendomi che non si può conoscere tutto l’universo musicale, che è in perenne espansione, il che è verissimo e, analizzato sotto un altro punto di vista, salvifico: significa che l’epifania di una scoperta, di un disco che ci fa esclamare “WOW”, è ancora possibile, nonostante la pellaccia – la mia e di tantissimi altri – comincia a diventare frolla. Questo preambolo mi aiuta ad ammettere un’altra mia lacuna e al contempo presentare il ritorno discografico, dopo sei anni dal precedente disco, dei greci Nightstalker, i quali – udite, udite – sono sulla giostra da ben trent’anni.
Ascoltando questo nuovo Return From The Point Of No Return il WOW di cui sopra è diventato un leitmotiv che mi accompagna da giorni. La band di Atene è prodiga di ottima musica, un tumultuoso mix di stoner e heavy rock, con una robusta corteccia hard rock (i primissimi vagiti della band erano sinceri e deliziosi omaggi ai Motörhead) e qualche fuga lisergica. I Nostri hanno dalla loro due grandissime qualità. La prima: scrivono riff e melodie vocali che si inchiodano nella testa fin dal primissimo ascolto. Capita così, più sovente di quanto ci si possa aspettare, di fischiettare l’opener “Dust” o di scimmiottare il giro di basso che apre “Uncut”, tra gli sguardi di chi aspetta l’autobus assieme a te. La seconda: mettono davvero tanta carne sul fuoco e la cottura risulta sempre perfetta, con una reazione di Maillard che qui porta ogni canzone a brillare come una supernova e tanti saluti ad altri dischi meno stellati di questo. Argyris Galiatsatos è il leader indiscusso della band; la sua voce, va riconosciuto, è decisamente migliorata nel corso degli anni, con un range ampio e capace di emozionare in ogni passaggio. Ma anche il resto della formazione sa il fatto suo: Tolis Motsios tira fuori parecchi conigli dal cilindro, usando la sua chitarra come una fuoriserie dai battistrada infuocati con una mole davvero impressionante di riff coinvolgenti ed esaltanti; quando poi si apre alla poesia, i suoi assoli raggiungono il centro del cuore. La sezione ritmica non è da meno, con Dinos Roulos – batteria – e Andreas Lagios – basso, ex-Rotting Christ – che sono la roccia madre del sound dei Nightstalker. Su di loro si poggia tutto il resto (e il fatto che Galiatsatos iniziò la carriera come batterista non è un particolare da sottovalutare nell’economia artistica della band).
Return From The Point Of No Return è così un album che convince e vince su tutta la linea; soprattutto ottiene il risultato maximo: fa venire voglia di riscoprire tutta la discografia ed io vi saluto, chiudo la recensione e mi fiondo ad alzare il volume al massimo.
(Heavy Psych Sounds Records, 2025)
1. Dust
2. Heavy Trippin’
3. Uncut
4. Return From The Point Of No Return
5. Shipwrecked Powder Monkey
6. Shallow Grave
7. Falling Inside
8. Flyin’ Mode