
Conosco e apprezzo gli O a tal punto da aver acquistato questo CD, Cenere, in edizione limitata (la mia copia è la 26/100) non appena ho saputo della sua uscita. Nonostante ciò, è un gruppo che faccio ancora fatica a catalogare; se dovessi proprio scegliere una definizione, direi “post-black metal”, ammesso che questa etichetta abbia davvero senso. Tornando al disco, partendo dal packaging, si tratta di una confezione simil 7″, con stampa DIY rossa e scritte nere, contenente i testi e alcune informazioni sulla registrazione, che in realtà non è recentissima, risalendo a febbraio 2023. Cenere degli O è un progetto musicale che si distingue per l’approccio emozionale e spesso inquietante alle cover: quattro brani provenienti da gruppi apparentemente molto distanti tra loro. Vediamoli in dettaglio:
“Freezing Moon” dei Mayhem: La cover degli O di questa iconica traccia black metal è immersa in un’atmosfera glaciale e disturbante. La loro versione amplifica la sensazione di freddo e desolazione, mantenendo l’intensità emotiva del brano originale ma con un taglio più atmosferico. Il mix, curato da Riccardo Pasini, enfatizza le sfumature oscure, creando un’esperienza sonora profondamente inquietante. Probabilmente è il pezzo più vicino allo spirito dell’originale.
“Pet Sematary” dei Ramones: Una cover piuttosto sorprendente, che si distingue per il suo lato più cupo e malinconico. Più che una semplice rilettura punk, questa versione scava nelle profondità dell’angoscia e della morte, riflettendo il lato più inquietante della storia e del testo. La resa è più lenta e la voce distorta e urlata accentua la sensazione di gelo emotivo. All’epoca dell’uscita di questo brano ebbi anche modo di assistere al mio unico concerto dei Ramones: un ricordo che ancora oggi mi provoca un tuffo al cuore.
“24 Hours” dei Joy Division: Sorprende, ma forse non troppo, che gli O affrontino una traccia di uno dei gruppi simbolo del post-punk inglese. L’approccio accentua la natura introspettiva e malinconica del brano. L’arrangiamento è più minimale e riflessivo, con sonorità che richiamano sì l’ambient e il post-punk, ma con una pesantezza di fondo che avvolge l’ascoltatore in una sorta di nebbia emotiva. La voce si fa più sofferta, accentuando il senso di insoddisfazione e isolamento, mentre il giro di basso costruisce un groove avvolgente.
“Gloomy Sunday” di Diamanda Galás: non sono aggiornatissimo sulla discografia della Galás, ma ricordo ancora uno sconvolgente suo live visto a Milano agli inizi degli anni Novanta, quando mi ero appena trasferito dalla campagna cremonese alla metropoli meneghina; un’esperienza davvero folgorante. Questa canzone, nota anche come “la canzone del suicidio” (leggetevi la leggenda che la avvolge su wikipedia) e derivata da un brano ungherese reinterpretato molte volte, viene resa con un’intensità drammatica e un senso di disperazione palpabile. Cenere degli O riesce a catturare l’essenza oscura e malinconica del brano con vocals profonde e un accompagnamento minimale ma potente, creando uno dei momenti emotivamente più intensi del disco. Per chi scrive il pezzo più bello del lotto.
Nel complesso, Cenere degli O propone una raccolta di cover che si distingue per la capacità di trasformare brani, alcuni molto noti, in interpretazioni personali e profondamente emotive, spesso avvolte in un’aura di oscurità e introspezione. La loro abilità nel muoversi tra generi e atmosfere differenti rende questo lavoro un’esperienza sonora intensa e affascinante, soprattutto per chi ama le sonorità più oscure e riflessive.
(Autoproduzione, 2026)
1. Freezing Moon
2. Pet Sematary
3. Twenty Four Hours
4. Gloomy Sunday


