
Questo disco di debutto è tutto sbagliato. Suona male, è fastidioso, non ha un barlume di solidità e probabilmente – speriamo! – non ci sarà un seguito. Nome della band e titolo d’altronde ce l’avevano già anticipato. Il trio ligure, che preferisce definirsi “collettivo”, forse per darsi un tono, per allargare spalle altrimenti curve e legittimate a subire bullismo, ma anche, sospetto, per scaricarsi reciprocamente le colpe di un fallimento – auspicato da loro stessi – e conclamato – una volta ascoltato il dischetto in questione – basa tutto il suo insuccesso artistico in un’analisi fallace, fin troppo retorica e grottesca, della società che, almeno teoricamente, vorrebbero combattere ma che, gretti come sono, aiutano ad alimentare. Piccole ruote in un meccanismo molto più complesso, Charlie Chaplin perso nell’autoerotismo metallico, Fantozziani repressi e inclini all’autosabotaggio. Sette brani, poco meno di venti minuti, un polpettone senza capo né coda che pesca dal punk, dall’hardcore, dal noise rock, dal jazz, dal cantautorato, dalla balere, dal non sense, dal grindcore. Un pastone che risulterebbe indigesto persino a Cerbero. Il disco è uscito il primo maggio, sfregiandone il significato, come il peggiore dei centri commerciali ad accogliere orde di zombi rincoglioniti pronti a strisciare per acquisti futili. Testi politici, dicono loro (ma chi sono loro? non ha importanza, i nomi e i cognomi solo per gli sbirri o le tasse), favolette che hanno fatto il loro tempo, dico io. Hanno pensato pure di allegare un libricino, ma chi pensano di essere? Branciardi? Ho smesso di leggere alla terza pagina, quella bianca, se non sbaglio. Ma, come detto, nulla aiuta, tutto alimenta lo sgradimento. Cosa aggiungere di altro? Abbiamo detto tutto, andiamo in pace, noi. Andassero in culo, loro.
Ecco, questo è quello che Simone Truscello (basso e voce), Giorgio Barrocu (chitarra, pianoforte, fx) ed Enrico Meloni (batteria) avrebbero voluto leggere per il loro disco di debutto. Avrebbe dato senso a tutto quel mondo, non solo musicale, che hanno costruito attorno, e dentro, Essere Nessuno. Che è tutto tranne quello che avete letto qui sopra. O quasi. Il trio non si sente un semplice gruppo, quando parlano di collettivo vanno a ripescare il significato, oramai perso, che accompagnava la controcultura di un tempo. Quella coerente, fatta di rinunce, di schiena dritta – anche quando calavano manganellate – di unione e fratellanza, persino dove i punti di vista divergevano nettamente. I Nostri non sono di primo pelo, non solo artisticamente, e come si riesce a scindere l’uomo dall’artista? Avere un determinato numero di primavere sul groppone porta a scrivere opere di tale caratura, perché Essere Nessuno, nonostante i suoi soli diciannove minuti, è un grandissimo lavoro. Musicalmente è vero, mischiano dentro di tutto – persino l’eleganza di Johnny Dorelli cantante, uomo – ma non si ha mai la sensazione di smarrimento, è tutto così magico nel gioco degli incastri. Sapori che rimandano ai Negazione (“Senza Esempi”, che coniuga anche la darkwave con la nonsense Pattoniana, personaggio che salterà fuori spesso durante l’ascolto) o ai Kina, e quindi alla Golden Age dell’hardcore tricolore; ma se sentiamo gli echi de Il Teatro Degli Orrori, dei Refused, dei Residents, dei Frammenti, di jazz frantumato e tagliente, di ammiccamenti al grindcore più cruento, sporco, che sa di disoccupazione, ecco, se arriviamo a sentire tutto questo – e di più – è merito di una scrittura matura, di tre uomini che sanno pescare a piene mani dentro loro stessi – alle volte, semplicemente: stesi – sporcandosi di sangue, interiora annodate, merda, lacrime e sogni infranti.
E loro, Sconfitta, nessuno non lo sono proprio e non lo saranno mai. Troppo intelligenti, ironici e profondi per scadere nell’anonimato o in un ricordo sbiadito in fretta. Essere Nessuno è un ottimo debutto, un conto amaro a fine pasto, ultima cena. Ascoltatelo. Amatelo. Non vedo altra soluzione.
(autoproduzione, 2026)
1. Sconfitta
2. Brucia Sempre Così
3. Senza Esempi
4. Buio Nella Mente
5. Lunghe Ombre
6. Non Un Vizio Di Forma
7. Essere Nessuno


