A distanza di sei lunghi anni il trio heavy rock francese Wizard Must Die torna sulle scene con un attesissimo nuovo album, il secondo della loro carriera. Il gruppo, nato a Lione nel 2013, ha cavalcato gran parte della scena musicale a tinte stoner creando un fenomeno intenso e artistico dai risvolti progressive inattesi. Le potenzialità dei Nostri si notano già dal disco d’esordio In the Land of the Dead Turtles del 2018, che attira una gran fetta di pubblico. Con questo secondo lavoro L’Or des Fous, distribuito dalla label francese Klonosphere, il trio mostra i muscoli esplorando sei tracce d’impatto notevoli e un innovativo percorso di crescita personale.
L’apertura leggera e misteriosa di “The Breach” accoglie percussioni frenetiche e distorsioni cupe che cambiano la forma al brano. Qui la linea vocale esprime una trascinante melodia poetica, che viaggia in simbiosi con un ritornello pesante e una chitarra impazzita su un tappeto di suoni cavernicoli. Nella seguente “The Disappearance of Camille Saint-Saëns” invece il sound risulta più potente e abbraccia una turbolenta opera lunga, la ritmica gonfia di personalità dà alla luce una furiosa jam psichedelica. Nella parte centrale del pezzo le sensazioni calmano la corsa, lasciando un arpeggio di chitarra solitaria e le parole dolci del vocalist Florent Michaud. L’ascolto si trascina in un meticoloso testo prima di tornare con rabbia in un cambio post-metal che conclude la canzone sulle note del pianoforte. Un brano affascinante che mescola attimi dissonanti a vere esplorazioni mistiche, per uno dei passaggi chiave nell’intero album. “Flight 19” accenna un cambio di direzione avvolgendo un vibrante giro di basso e una batteria rocciosa; la traccia si divide in una parte centrale strumentale che ricorda le ambientazioni desert e con l’ingresso della voce dal tono più versatile, le emozioni si lasciano andare a una galoppante marcia e un’oscura chiusura. “Close to the Edge” è una canzone breve che mette in risalto le ulteriori qualità del gruppo con un delicato passaggio iniziale, prima di passare a una ripetuta strimpellata acustica e una distorsione infernale che dà l’impronta definitiva al pezzo. La title-track è il penultimo brano di questo lavoro, con il riff principale che aleggia nell’aria e riflette un’energica esecuzione; il bridge infine dà una scintillante scossa alla composizione prendendosi il momento più alto. La fine viene affidata all’intensa “Clouds Are Not Spheres” con influenze grunge in chiave Alice in Chains e un ritornello stupendo, per poi cambiare ancora una volta le intenzioni con una chitarra martellante che offre un epilogo finale crudo e malinconico.
L’Or des Fous è un lavoro attento e raffinato dall’identità ben precisa e inconfondibile, con il gruppo che si spinge oltre nuove frontiere musicali e racchiude una complessa e autentica perla sonora.
(Klonosphere, 2024)
1. The Breach
2. The Disappearance of Camille Saint-Saëns
3. Flight 19
4. Close to the Edge
5. L’Or des Fous
6. Clouds Are Not Spheres