
Una nuova stella è pronta a brillare nel firmamento hardcore: i britannici Wolves, qui al debutto, tirano fuori un asso di dimensioni gigantesche e si portano via tutto il piatto. La band inglese suona un hardcore metallizzato (no, non chiamatelo metalcore, qui per fortuna c’è altro) che abbraccia il genere a 360 gradi, andando a toccare i vari spin off come il math (per le ritmiche martellanti e asfissianti), il post (nelle numerose aperture melodiche, sognanti, malinconiche, che sfociano anche nei momenti più prog del disco) e, perchè no, anche il grind (in pochissimi casi, va detto) con un particolare che dona alla band una marcia in più: sono in cinque e cantano in quattro! Viene logico pensare che con quattro ugule la proposta tragga beneficio in termini di fantasia, dinamiche e melodie. E così è, infatti.
I Nostri non stanno mai fermi troppo tempo nello stesso luogo, sono viandanti elettrici di un vasto pentagramma, lo percorrono a destra e manca, senza mai perdersi, senza mai tornare sui propri passi. Basta ascoltare le prime due tracce del disco per trovarsi al cospetto di due modi diversi di intendere l’hardcore, con “LEECHES!” sguaiata e urlata e “Reformed (Try Love)” che è spigolosa come i primi The Dillinger Escape Plan; la terza canzone, “A Stolen Horse”, offre un’angolazione diversa, tra emocore e una vis drammatica che non può che ricordare i Deftones. E così giù per tutta la durata dell’album, poco meno di cinquanta minuti; i Wolves riescono nel difficile compito di creare uno scenario variegato ma non frammentato, perché ogni brano è parte di un disegno più ampio, che si intuisce durante l’ascolto ma che si svela soltanto a disco terminato. Quando si arriva alla fine ci si ritrova appagati, estasiati nonchè semplicemente contenti; si schiaccia play, lo si fa facilmente, lo si fa più volte. Self-Titled è implacabile, è aggressivo, è melodico, colpisce dritto al cuore. Un cuore martoriato anche, se non soprattutto, dai molteplici momenti di calma, di riflessione, di malinconia – suggerita e conclamata, come in “All Or Nothing”.
Una scrittura matura, domatrice di un disordine mai lasciato al caso, che crea un linguaggio autografo, ugualmente capace di risultare intellegibile.
Ad avercene di debutti così!
(Ripcord Records, 2025)
1. LEECHES!
2. Reformed (Try Love)
3. A Stolen Horse
4. All Or Nothing
5. New Liver, Same Eagle
6. Thirteen Crows And One Pigeon
7. A Guide To Accepting One’s Fate
8. The Rich Man And The Sea
9. Nicaea To See You (To See You Nicaea)
10. Emergency Equipment


