
Maria Gajraj è un’organista di Montréal con radici trinidadiane, che fa della ricerca sonora il fulcro dei suoi studi. Ma non si limita a questo, è un’attivista sociale che promuove l’inclusività, la ricerca e la condivisione di spazi sicuri in cui musicisti classici queer, di colore, donne e non binari, possano ritrovarsi per condividere idee e connettersi attraverso esperienze multidisciplinari. exhale. è il suo album di debutto, uscito poco prima dell’estate. L’abbiamo scoperto con notevole e colpevole ritardo, ma abbiamo deciso comunque di parlarne, riconoscendogli una grande dignità sia musicale che sociale. Costruito intorno all’intersezione tra minimalismo e sperimentalismo, il disco vede al centro della scena l’organo, e non poteva essere altrimenti, in un approccio votato alla rivalutazione e alla riscoperta di opere pianistiche minimalistiche, in un meltin pot di contesti sonori innovativi e multidisciplinari, in cui resilienza e resistenza siano tra le parole chiave a cui fare riferimento.
Credo che questo sia il primo album organistico a fare la sua comparsa su Grind on the Road. Probabilmente si tratta di un’anomalia. Questo è ciò che si potrebbe essere portati a pensare in prima battuta, sottovalutando il potenziale di un disco di questa portata. È per questo che, invece, vi invitiamo a guardare il tutto con un occhio diverso, meno condizionato dall’assenza di strumenti “tradizionali”, a cui siete abituati. Dal nostro punto di vista exhale. è assolutamente contestuale alle pagine in cui solitamente ospitiamo estremismi sonori derivati sostanzialmente dal metal. La sua è una collocazione che parte dall’idea di volersi indirizzare laddove il suono si spoglia, e si libera, di tutta la sua componente estetica, per andare a sondare in profondità atmosfere caldissime che sposano l’idea di cercare la sperimentazione e la ricerca sonora. Se è vero che siamo soliti cercare nuovi modi di vivere la musica, e l’arte in generale, allora dobbiamo per forza di cose seguire la Gajraj nel suo percorso volto alla riconstestualizzazione dell’organo come strumento laico, e strumento di cambiamento sociale. Detta in altre parole, il suo è un approccio punk, in senso di rottura, che non possiamo non sposare.
exhale. è, da un punto di vista concettuale, ispirato al nostro rapporto con la natura, in particolare con elementi come acqua, vento e cielo, visti come fondanti del respiro del pianeta. Il suono dell’organo va quindi a rappresentare il legame che li unisce e li rende un suono unico. La bellezza torna a far parlare la musica. E l’organo è uno dei pochi strumenti in grado di renderla reale, attraverso, e grazie a, una varietà di suoni realizzabile attraverso diverse combinazioni di registri sonori. Ma è soprattutto uno strumento tra i più inaccessibili che esistano, e, come tutte le cose inaccessibili, diventa immediatamente anche misterioso. Ed è qui che torna l’idea di cui sopra, di inserire un album come questo sulle nostre pagine. Non saremmo noi a contribuire a rendere l’organo più accessibile, aumentandone la diffusione. Ma possiamo, senza alcun dubbio, sposare l’idea di Maria Gajraj di andare ad infrangere gli stereotipi legati al mondo organistico. Perché dalla distruzione degli stereotipi non può che nascere un domani migliore.
(People Places Records, 2025)
1. breathe in
2. Burgeoning
3. Now, Run
4. Forest Fire
5. Sun
6. Glass Houses #14
7. breathe out


