
Si conclude con questo appuntamento la mia personale opera di recupero di alcuni dei principali dischi del 2025 che, per la moltitudine di pubblicazioni di alto livello dell’anno appena trascorso, non hanno ancora avuto un adeguato spazio sulla nostra webzine. Questi primi giorni del 2026 sono dunque il momento migliore per rispolverare il turbinio di pensieri che negli ultimi mesi ha gravitato intorno a I Feel The Everblack Festering Within Me, la recente, monumentale opera dei Lorna Shore. I Lorna Shore o li ami o li odi, raramente si sono sentiti giudizi di compromesso nei loro confronti; eppure una cosa è certa e innegabile: quello che hanno fatto i Nostri per il deathcore non lo aveva fatto ancora nessuno. Dall’ingresso di Will Ramos in poi, il gruppo ha iniziato un’ascesa che sembra non conoscere confini, calcando i principali palchi di tutto il mondo e arrivando a portare avanti da headliner interi tour nei palazzetti, allargando a dismisura il bacino d’utenza di un genere sì in espansione, ma ancora considerato “di nicchia”. In sintesi, hanno portato il deathcore al grande pubblico. Le motivazioni sono molteplici: un prodotto fresco e dalle fortissime influenze melodiche e sinfoniche, le abilità del tutto fuori dal comune del frontman, le liriche più impegnate rispetto alla media del genere, le esibizioni live tanto perfette da sembrare finte, e altro ancora. Nonostante questi elementi del tutto inconfutabili, la scuola di pensiero più intransigente non ha tuttavia risparmiato giudizi molto severi nei confronti della band americana, colpevole di aver “ammorbidito” un genere nato e cresciuto nella violenza sonora più pura.
Come si inserisce quindi I Feel The Everblack Festering Within Me nel percorso di crescita dei Lorna Shore e nel contesto musicale di riferimento? Per rispondere è opportuno partire da quel grande, grandissimo disco che è il precedente Pain Remains, un vero e proprio spartiacque nell’evoluzione del deathcore. La nuova creatura di casa Lorna Shore, di fatto, prende l’eredità del predecessore e ne estremizza gli elementi cardine: le orchestrazioni divengono ora ancor più monumentali, un vero e proprio castello la cui struttura pareggia per importanza e presenza batteria, quattro e cinque corde, la teatralità dei brani arriva al suo apice, il repertorio canoro di Ramos raggiunge una varietà mai vista prima e, infine, le trame di chitarra di Adam De Micco diventano sempre più guida e pilastro dei singoli brani. Abbiamo lasciato per ultime le considerazioni su Ramos e De Micco perché è proprio su di loro che vogliamo soffermare qualche riga della nostra recensione. Parlare di Lorna Shore senza parlare di Will Ramos è praticamente impossibile: uno dei migliori vocalist della scena estrema, oltre che penna eccellente e dalla sensibilità, se non unica, sicuramente singolare. Le mostruosità partorite dalle sue corde vocali sono anche in questo caso inarrivabili (a questo proposito, basti dare un ascolto alle sezioni conclusive di “Prison of Flesh”) e le liriche si spostano dall’onirico di Pain Remains alle sfaccettature della sofferenza umana più terrena, regalando una serie di brani personali e dolorosi. Passiamo ora a spendere due parole per Adam De Micco, chitarra solista e vero punto fermo del combo, unico membro della formazione attuale che negli ultimi 15 anni c’è sempre stato e ha sempre creduto nel progetto, contribuendo in maniera determinante, sin dal cambio di rotta tracciato con Flesh Coffin, alla creazione di un suono moderno, personale e, a conti fatti, unico. Nota a margine, del tutto ininfluente sulla valutazione complessiva del lavoro, abbiamo trovato leggermente fuori fase solamente la cavalcata di stampo quasi power metal di “Lionheart” e, a livello di puro gusto personale, speriamo sia una strada che non verrà espansa maggiormente in futuro.
Il giudizio su questo I Feel The Everblack Festering Within Me è ampiamente positivo e allineato con quanto già espresso in relazione al predecessore, dal quale i Lorna Shore attingono a pienissime mani e che usano come trampolino per perfezionare ancor di più un suono ramificato, complesso e del tutto unico nel suo genere, in cui chitarre, batteria e voce si amalgamano alla perfezione con la monumentalità della componente orchestrale. Alla luce di due full-length decisamente simili, l’unico interrogativo che sorge spontaneo è in che direzione potranno i Lorna Shore evolvere il proprio suono per evitare sul lungo periodo una proposta fin troppo simile a sé stessa. La qualità dei musicisti è comunque tale e tanta che ci fa riporre la massima fiducia dei ragazzi del New Jersey.
(Century Media Records, 2025)
1. Prison of Flesh
2. Oblivion
3. In Darkness
4. Unbreakable
5. Glenwood
6. Lionheart
7. Death Can Take Me
8. War Machine
9. A Nameless Hymn
10. Forevermore8.0


