
I francesi Smohalla arrivano al loro secondo album. E lo fanno grazie alla lungimiranza della nostrana I, Voidhanger Records che permette alla realtà transalpina di farsi conoscere anche dalle nostre parti. Si tratta di un progetto tutt’altro che prolifico, essendo questo il secondo episodio in quasi vent’anni di carriera. Al netto della loro lentezza, gli Smohalla mostrano però di riuscire nell’intento di andare a solleticare gli appetiti di tutti coloro che cercano nel black metal quegli aspetti meno legati ai cliché, quelli, in sostanza, che mirano ad esaltarsi attraverso un approccio sinfonico, e che sfociano in avanguardie per certi versi atipiche per i seguaci più intransigenti della “fiamma nera”.
Chiariamoci subito. Non c’è nulla di trascendentale in Ruina Draconis. Gli Smohalla non hanno inventato niente, e probabilmente nemmeno volevano farlo. C’è però, a caratterizzare il disco, una grande capacità che permette loro di andare a realizzare un album di grandissima intensità sonora, che colpisce (inizialmente) a freddo, e poi prosegue nel suo incedere (colpendo ancora più duro e più a lungo). Ruina Draconis è un album complesso e pluristratificato, non facile, ma nemmeno indigesto. Un ottimo esempio di cosa significhi cercare di crearsi uno spazio autonomo e riconoscibile in un contesto troppo (spesso) iconoclasticamente legato a deliri di onnipotenza, e di tradizioni da rispettare. Gli otto brani sono spesso caratterizzati da un’imprevedibilità di fondo che li mostra improntati e indirizzati verso una follia che sintetizza una visione di insieme per certi versi invidiabile in ambito metal estremo che non può quindi che risultare affascinante. Una visione quasi psichedelica che racchiude una marcata idiosincrasia per tutto ciò che suona datato, e che fa dell’aggressività uno dei cardini intorno a cui è costruito.
Marziale e in parte decisamente atmosferico, il disco guarda all’innovazione senza la pretesa di rivoluzionare il genere, ma – come detto – a crearsi un proprio spazio espressivo al cui interno sperimentare le idee senza dover rendere conto a nessuno. Ruina Draconis, alla fine di tutto, può esser visto come un album malinconicamente ispirato che guarda alla drammaticità di un approccio che si rivela vincente in un contesto solitamente intriso di staticità, e che cerca di risultare aggressivo senza però sfociare nel caotico. Cercando cioè di esaltare il proprio lato disincantato, in modo da risultare lineare e fluido, abbracciando tutta una serie di cambiamenti che ci attendono durante l’ascolto mettendo alla prova la nostra capacità di adattamento all’ignoto.
(I, Voidhanger Records, 2025)
1. Ecclesia Obsessa
2. Varon
3. Deimos Sepultus
4. Cantica Servi Sufferentis
5. Et Mortui Iudicabuntur
6. In Stagno Ignis Serpens Antiquus
7. Homunculus
8. Paraclet


