
Rachel Nakawatase e Ryan Betschart arrivano da Los Angeles. Sono una coppia nella vita (crediamo siano sposati, ma non ne siamo certi, al matrimonio non c’eravamo) e un duo in ambito musicale, e Shrine Maiden è il nome che hanno scelto, sei anni fa, nel momento in cui hanno deciso di dare vita al loro progetto sonoro noise di cui vi parliamo oggi. A Theory of /Cloud/ è il loro ultimo album, uscito sul finire dello scorso anno. Un disco che ce li mostra alle prese con un autentico (e per noi godibilissimo) delirio sonoro caratterizzato da un incedere compassato, ma di grande impatto, in cui Rachel (batteria, synth e voce) recita il ruolo di protagonista assoluta. Quello di Rachel è un urlo di dolore autenticamente straziante che sembra voler andare a richiamare litanie sacre ricontestualizzandole in un contesto profano, mescolando tradizioni secolari e preghiere tradizionali hawaiane. Il tutto mentre Ryan (chitarra) più defilato, costruisce un un sottofondo dissonante, in cui il grido di Rachel deflagra imperiosamente, travolgendo tutto quanto. A Theory of /Cloud/ si caratterizza per un sound (e un approccio) inquietante, esaltato da una costruzione intelligentemente orchestrata in modo da garantire – al netto di tutto – un’ottima fruibilità, che impedisce al fruitore meno pronto (e meno avvezzo) a un certo tipo di sonorità di abbandonare l’ascolto.
Concettualmente l’album è ispirato alle teorie filosofiche di Hubert Damisch, filosofo ceco naturalizzato francese, improntate su uno Strutturalismo che risponde all’idea secondo cui la prospettiva lineare, nei suoi limiti, genera “un fattore oppositivo con cui interagisce dialetticamente chiamato La Nuvola”. Gli Shrine Maiden fanno loro questa teoria, e individuano nella “nuvola” i loro passaggi sonori, le voci sepolte, i testi nascosti nelle urla, il variare dei generi, e in ultimo il linguaggio. Ma non c’è solo l’ostilità della filosofia. Nel disco trovano spazio anche pensieri e rimandi al compianto e mai troppo celebrato autore cileno Roberto Bolaño, oltre a riflessioni scaturite dalle ansie legate al capitalismo in fase avanzata in cui siamo confinati.
A Theory of /Cloud/ attraverso un muro sonoro dissonante costruisce un assalto sperimentale improntato alla libertà espressiva, intorno a cui il duo scrive il proprio manifesto esistenziale. Logorante, ma sostanzialmente godibilissimo, l’album alla resa dei conti è un’opera cui non esiste monotonia e non esistono safe zone in cui rifugiarsi. Intorno agli Shrine Maiden c’è solo violenza e negatività. Elementi imprescindibili per descrivere un sound come il loro che non concede tregua, e che si muove, articolando il proprio divenire attraverso tutta una serie di contrasti che sublimano il dolore, andando ad annichilire e a dilaniare, in un rimando tra dissonanze e caos, un mondo che non ha più nulla da dire. Il disco è in grado di dare dipendenza, rapida assuefazione, sia fisica che psicologica, ed è inoltre in grado di aumentare gli istinti violenti grazie alla sua capacità di alterare i principali centri di controllo del sistema nervoso centrale. Si dice che, in alcuni casi, abbia addirittura portato all’alienazione sociale e a forme di psicosi.
(Whited Sepulchre Records, 2025)
1. A Storm at Sea
2. A Theory of /Cloud/
3. a Heaveny Nature, an Earthly Nature
4. Ua ‘ike au
5. And I Arise (Reprise)
6. Field of Snow
7. Little Stranger
8. For Rachel
9. 2666
10. Vog on the Water
11. Dream of Home


