
Gli Oromet sono un duo californiano che arriva sul finire del 2025 al traguardo del secondo album. Dopo un debut album omonimo (autoprodotto), a distanza di due anni firmano con la canadese Hypaethral Records e ci presentano The Sinking Isle, la loro nuova creatura. Tre brani per oltre quaranta minuti. Già questo, al netto di definizioni più o meno azzeccate, dovrebbe farci capire con che cosa stiamo per misurarci. La loro è una soffocante litania che tra momenti di estrema pesantezza (mai troppo caotica per nostra fortuna) e passaggi più intimisti e catartici, ci mette con le spalle al muro.
The Sinking Isle si caratterizza per il tentativo di sublimare un pessimismo di fondo, che a tratti pare realmente tangibile, derivante dalla frustrazione per la perdita delle persone care. Laddove la nostalgia di chi non è più con noi gli Oromet trovano ispirazione per il proprio sound, che, forte di una cadenzata ma costante erosione, finisce per sfiancarci e ridurci al tappeto. Il duo ha scelto di privilegiare il pathos a discapito della velocità e della forza impattante, forte dell’idea che ciò che non deve mai mancare in chi sceglie di cimentarsi con un genere come il loro sia proprio quel senso di straniante annichilimento. Bravi gli Oromet a costruire un album che canta l’assenza in modo funereo, ma, sostanzialmente, celebrando la vita, andando a esaltare la luce in un contesto sonoro come quello del funeral doom, in cui, da sempre, prevale l’oscurità. Un album che non nasconde il suo voler guardare alla speranza e al futuro in modo del tutto antitetico rispetto ai cliché del genere, che inquadrano rigorosamente le tematiche in una visione dogmaticamente negativa, dove non esiste nulla tranne il buio.
Nonostante le tematiche e l’oppressione The Sinking Isle riesce ad essere comunque gradevole, e scivola via senza troppa fatica, grazie a una costruzione che non disdegna passaggi melodici, e non si perde in soluzioni cervellotiche, in modo da garantire una connessione coi brani costante nonostante la lunga durata degli stessi. È la stessa band californiana a decretare come si tratti di una “naturale evoluzione rispetto all’album di debutto” volta ad esplorare tutto quel sommerso che nel disco precedente si era soltanto intravisto. Un passo avanti che mostra una costruzione sonora più intricata, ma che riesce a mantenere salda l’enfasi di un trasporto emotivo che conquista.
(Hypaethral Records, 2025)
1. Hollow Dominion
2. Marathon
3. Forsaken Tarn


