
I Gorrch arrivano dal Nord-Est. Stillamentum è il loro secondo album che segue, a distanza di dieci anni, Nera Estasi, il loro album di debutto. Dieci anni in cui il duo composto dai fratelli Scriminich ha comunque dato alle stampe due EP, Introvertere (2020) e Suicidio Spirituale (2021). Il loro è un assalto sonoro scevro da compromessi, che guarda alla ferocia iconoclasta più che alla ricerca sonora. Nei sei brani che compongono il disco infatti, i due non perdono occasione di mostrare il loro lato più oscuro, attraverso un sound che non lascia per strada alcun dubbio su quella che è la loro idea di base, vale a dire un’autentica sublimazione del caos, in ogni sua forma e declinazione. Un disco claustrofobico, dissonante, di grandissimo impatto, perfettamente inserito in quell’immaginario collettivo che guarda alla sostanza di un approccio che vuole essere anche, e forse, soprattutto, concettuale ancor prima che sonoro.
Quello dei Gorrch è un labirinto da cui non facile districarsi, che riesce ad essere impressionantemente soffocante e permeato da grandissima tensione. Caratterizzato da un andamento incredibilmente incessante e fortemente maestoso, Stillamentum rappresenta però un punto di arrivo o di partenza? È questa la domanda che non smettiamo di porci sin dal primo ascolto dell’album. Difficile capire quale sia la strada che il duo intende intraprendere. Ripetere un disco di questa portata non è certo impresa facile. O meglio, potrebbe essere un rischio andare a percorrere una strada già battuta, per quanto possa essere, come questa, foriera di soddisfazioni. Il rischio di sfornare album in serie è un qualcosa a cui i due devono guardare con la massima attenzione. Finirebbero per accontentare la maggior parte delle persone che comprano i loro lavori, ma rischierebbero di ristagnare in una (presunta) comfort zone in cui tutto il loro talento finirebbe per sterilizzarsi. Ci sono infatti diversi aspetti, apparentemente secondari, che invece lasciano intravedere tutta una serie di potenzialità e di strade (al momento) inesplorate, che possono rivelarsi in futuro destinazioni interessanti da perseguire. Stillamentum è un disco che mostra inquietanti atmosfere, che, oltre a soffocarci, non disdegnano la più atroce tortura auricolare, attraverso un susseguirsi di soluzioni costantemente indirizzate verso un alienante disegno di fondo che guarda all’intransigenza sonora senza compromessi. Un album che suggeriamo di ascoltare ripetutamente, per poter cogliere appieno tutte le sfumature di cui è composto. E che, ad un primo impatto rischiano di restare schiacciate sotto la colata di odio che trasuda dai solchi. Non è un ascolto che possa lasciare indifferenti, e questo, da sempre, lo consideriamo come un qualcosa di cui si dovrebbe andare orgogliosamente fieri, nel momento in cui si realizza un album di questa portata, e che ci sentiamo di consigliare anche a chi, solitamente, non ama dilettarsi con sonorità di questa intensità.
Un disco che riesce ad essere avvincente, anche se costantemente orientato verso un’intransigenza, e un’intolleranza, che non concedono sosta. Poco più di mezz’ora per un album che costringe ad una pausa dopo ogni suo ascolto, in modo da poter riprendere a respirare con calma, dopo la soffocante aggressione a cui siamo stati sottoposti. Un disco che sentiamo di poter collocare all’interno di un contesto concettuale che guarda all’esoterismo più oscuro. E che non può prescindere dal caos. Il caos dunque, come elemento che unisce i brani dell’opera, e che aiuta i Gorrch a elevarsi al di sopra della media, in cerca di quei riscontri che possano sancirne i meritati apprezzamenti a livello continentale. Raramente la Avantgarde sbaglia i propri dischi. Non è successo neanche questa volta.
(Avantgarde Music, 2026)
1. Nimbus
2.Vorago
3. Larvæ
4. Cryptæ
5. Angor
6. Phlegma


