
I Sacri Suoni sono un quartetto milanese nato dalle ceneri degli Stoned Monkey (autori di un album omonimo nel 2019) e scioltisi poco dopo. Dopo il debutto del 2023 con Sacred Is Not Divine, uscito in una prima versione come autoproduzione e successivamente ristampato dalla tedesca Zann’s Records, ci presentano oggi il loro nuovo album Time to Harvest, pubblicato dalla sarda Electric Valley Records, realtà che ha proposto, in passato, realtà intriganti come Grave Speaker, Loose Sutures, Black Spell e The Crooked Whispers.
L’album riprende la linea tracciata in occasione del debutto, con un sound orientato ad una rivalutazione e ricontestualizzazione di una ricerca sonora che ha le proprie basi in quel passato psichedelico inglese degli anni Settanta. Il disco è infatti pervaso da un senso di inquietudine che resta costante per tutti i quaranta minuti della sua durata (divisi in soli quattro episodi), esaltato dal mix tra oppressione e pesantezza che domina sul resto. In un secondo momento vengono ad aggiungersi, completando il quadro di insieme, tutta una serie di richiami che lasciano intendere una connessione piuttosto intima con l’occult rock. Al netto di tutto, crediamo ci sia ancora da limare alcuni dettagli, per avere una resa sonora (globale) realmente omogenea. È come se il collante non avesse ancora fatto presa del tutto. Nel momento in cui riusciremo a renderci conto in tempo praticamente reale che stiamo ascoltando un album dei Sacri Suoni, vorrà dire che ogni cosa sarà andata al suo posto, e l’identità della band sarà diventata il punto forte del progetto. Il potenziale del quartetto è enorme, ma non basta ancora a farci credere che abbiamo per le mani una realtà che possa davvero dirsi completa. L’album parte infatti con piglio deciso, ma sembra andare a spegnersi forse troppo presto, chiuso dentro una sorta di autocompiacimento che non rende giustizia al lavoro di insieme che in taluni frangenti sembra venire meno. Non fraintendiamoci però, il disco è molto ben fatto (ad avercene di album così) ma per quello che secondo noi può essere il reale potenziale della band, è come se fossimo in una fase in cui viaggia con il freno tirato.
Time to Harvest ha grande spessore e grande dignità e arriva laddove altri si sognano di arrivare. Siamo noi che – forse sbagliando – avremmo voluto qualcosa in più, qualcosa che potesse farci gridare di gioia, qualcosa che, probabilmente, già col prossimo album avremo modo di toccare con mano. Il disco ha infatti groove, ha pathos, ha qualità eccelsa anche nei momenti intimistici, mostrando tutto attraverso un caleidoscopio di sensazioni che riconducono ad un immaginario oscuro in cui prevalgono le componenti esoteriche legate ad un ritualismo ipnotico.
(Electric Valley Records, 2026)
1. Plow The Void
2. Soothe
3. Dissolve To Reunite In Varanasi
4. It Will Crumble Before Us


