
La definizione perfetta dei Barbarian è quella che si sono dati da soli, vale a dire quel “Regressive Metal” che crediamo sia, ancora oggi, il modo migliore per provare a riassumere il loro approccio old style. Il trio fiorentino ha scelto, sin dagli esordi, di giocare molto sull’autoironia, per dimostrare che prendersi troppo sul serio spesso è il modo migliore per alienare tutti coloro che intendono accostarsi al progetto. Un approccio che oggi fa di loro una delle realtà più intrigantemente interessanti del panorama nazionale, perché una cosa deve essere chiara sin da subito. I Barbarian non fanno le cose “per gioco”, superficialmente, anzi, la loro è una presa di posizione serissima, curata nei minimi dettagli da prendere assolutamente sul serio.
Il terzetto, capitanato dal buon vecchio Borys “Crossburn” Catelani, arriva alla sua prima pubblicazione con la Dying Victims Productions, etichetta tedesca che ha sostituito la statunitense Hells Headbangers Records con cui avevano avuto modo di collaborare negli ultimi anni. Reek of God prosegue il cammino della band toscana verso quella rivisitazione del passato che la caratterizza sin dagli esordi. Un viaggio a ritroso in cerca di quelle sonorità anni Ottanta legate a band di culto che hanno scritto la storia del genere, di cui ogni cinquantenne che si rispetti dovrebbe possedere l’intera discografia. La ricetta quindi è sostanzialmente la stessa di sempre, con il riffing al primo posto in ordine di importanza, davanti a tutto il resto, seguito da un’aggressività ragionata che riesce a non far deragliare mai il progetto. Concettualmente Reek of God consacra la posizione della band in un contesto sociale ben preciso che non può prescindere da una forte connotazione anarcopunk, anche se la maggior parte dei testi verte su dinamiche orientate verso isolazionismi classici del metal di un tempo, rivisitati e ricontestualizzati per non perdere efficacia, grazie ad un approccio sincero, difficile da riscontrare in un mondo in cui ci si dipinge costantemente quanto più distanti da ciò che siamo e che rappresentiamo davvero. Un disco sfacciato, che solo i Barbarian e la loro unicità potevano pensare di rendere reale in questo tempo così caratterizzato dall’invadenza delle tecnologie ultramoderne, e che fa di loro i rappresentanti della Resistenza, al punto che non fatichiamo a individuarli come i moderni “Defenders of the Faith”.
Se cercate qualcosa di nuovo e di rivoluzionario lasciate perdere, ma se avete voglia di ascoltare un po’ di quella “rumenta” che eravamo soliti inquadrare come centrale nelle nostre giornate, allora in Reek of God c’è tutto quello di cui avete bisogno, per tornare in quel mondo che pensavamo dimenticato, e sepolto dalla polvere del tempo, sommerso da ricordi sbiaditi, ma che in un attimo ritrova tutto il suo smalto.
(Dying Victims Productions, 2026)
1. Warning
2. Maxima Culpa
3. Sledgehammer
4. Eighth Sacrament
5. Shit He Forgives
6. Cardinal Sinner
7. Cancer Cross
8. Crossburn
9. Mercy Swallower
10. Freak Magnet
11. Retrogarde Metal
12. Crurifragium


