
Moonstone è il secondo album per Kæry Ann, il primo per la Subsound Records dopo Songs of Grace and Ruin del 2023. Nato come progetto solista di Erika Azzini, oggi, con l’allargamento della formazione, che permette una maggiore gamma sonora, e un aumento qualitativo delle composizioni, Kæry Ann diventa a tutti gli effetti una band vera e propria. L’album, diviso in sette momenti, per un totale di quasi quaranta minuti, mostra tutto il proprio potenziale ipnotico attraverso un approccio decisamente orientato verso la sobrietà, che conferisce un ulteriore spessore e un’eleganza austera al progetto di Erika. Sette momenti che sembrano davvero parte di un discorso globale complessivo, al punto che possiamo pensare di vederli come una lunghissima ed unica traccia, con cui la band ci invita a scoprire quelli che sono i meandri più reconditi del nostro più intimo sentire.
Moonstone è caratterizzato da un approccio oscuro, che però non guarda al pessimismo, cercando di mantenersi sempre in equilibrio con una bilancia che pende tra l’atmosferico e il darkeggiante. A tratti claustrofobico, ma mai opprimente, l’album riesce a coinvolgere in modo costante, sublimando un ampio respiro di fondo che non può prescindere da una azzeccata ricerca della melodia. Un disco che mostra un passo avanti deciso, rispetto al suo predecessore, grazie ad una maggiore profondità espressiva, caratterizzata da un sound oscuro e a tratti psichedelico, che risente (e non poco) del fatto di essere stato realizzato sul Garda da Produzioni Rumorose (lo studio gestito dai membri dei Demikhov) che ha garantito una resa più ruvida, anche se pur sempre orientata verso un disegno collettivo delicato e introspettivo.
Se intorno a noi il mondo è immerso in un processo di (inarrestabile) decadenza, Moonstone è il canto di chi cerca di trovare quella spinta che possa permettere di sopravvivere e ribellarsi ad un destino che pare già irrimediabilmente segnato. Il grido di Erika va quindi a sublimare una tensione che si regge su un perfetto equilibrio di tutte le sue componenti, perfettamente bilanciato al punto di rappresentare in modo ineccepibile l’idea di alimentare il fuoco che abbiamo dentro. Un disco severo, pregno di dolore, quasi greve, che si concede momenti in cui la sua componente di forte drammaticità esalta il quadro collettivo in modo assoluto. Un disco che il maestro Pupi Avati non faticherebbe ad etichettare come perfettamente ascrivibile a quell’immaginario “gotico padano” di cui lui è il massimo esponente.
(Subsound Records, 2026)
1. Puritatem Tuam Interiorem Serva
2. Todeslied
3. The Road
4. Hero and Leander
5. Mariner’s Song
6. Shores In Flames
7. White Dress


