
Il tempo di appoggiare la puntina sul disco e PANORAMICA DEGLI ABISSI ci riporta immediatamente indietro nel tempo, a quel Una Specie di Ferita (di cui parlammo in maniera approfondita proprio su questa pagine nel lontano 2022) che ci aveva permesso di scoprire il mondo oscuro e intrigante dei To Die On Ice. Da allora sono passati quattro anni, e la band bolognese, che nel frattempo ha scelto di passare alla Subsound Records, coadiuvata in questa occasione dalla norvegese Gymnocal Industries, ci fa nuovamente precipitare negli inferi del suo Lynch Core, grazie ad una formula che si rivela ancora una volta vincente, caratterizzata da un minimalismo jazz noir che sposa un immaginario in cui regnano locali fumosi in cui fare incontri fatali.
Il disco è esattamente ciò di cui avevamo bisogno per soddisfare la nostra voglia di oscurità. E il suo sound dilatato, impreziosito dalla presenza di due femme fatales come Vespertina e Francesca Bono, è la perfetta colonna sonora delle nostre giornate grigie, in cui tutto quello che abbiamo progettato finisce puntualmente per fallire. L’edizione comprende anche un libro scritto da Filippo Dionisi, cantante/chitarrista della band, e illustrato dalla fumettista Vitt Moretta, edito da Edizioni Fantasma, in cui si racconta una storia surreale che accade la notte di Capodanno, e che prende il via sul parapetto di un cavalcavia, dove i due protagonisti Paul e Bacall si incontrano casualmente, dando il via ad una frenetica corsa verso l’ignoto. Ma non è finita qui. Oltre a rappresentare l’ideale soundtrack del romanzo il disco è corredato anche da una VHS diretta da Lulù Withheld, in cui troviamo una versione video della storia tra i due. Basterebbe solo questa multimedialità a sancire il valore dell’album. Ma noi vogliamo andare oltre, e continuiamo a raccontarvi un lavoro che riporta a certe atmosfere degli anni Sessanta, da immaginare in un bianco e nero sbiadito che di tanto in tanto perde il fuoco, pur restando sempre caldissimo e intrigante. Un album che non ha alcuna intenzione di nascondere il suo lato più violento, anzi, lo lascia filtrare libero e spietato, nel suo perfetto equilibrio tra il blues più maledetto e il soul più caldo. Difficile, a questo punto, non essere portati a pensare a una sorta di Mulholland Drive 2.0 non fosse altro che per la presenza delle due muse di cui sopra. Due ospiti che aumentano il tasso di seduzione di un disco che non può prescindere dal suo lato più seduttivo e sensuale, andando a sancire una volta per tutte il proprio potenziale attraverso un’armonia di fondo che risulta compatta anche nei momenti più dissonanti, quando dimostra di essere in grado di passare da un registro sonoro all’altro con linearità e efficacia.
PANORAMICA DEGLI ABISSI canta la solitudine della vita di chi sta per venire a patti con il destino, e ha già messo in conto l’ipotesi che tutto possa crollare da un momento all’altro, senza lasciar intravedere speranza o redenzione, ma solo disperazione, dolore e morte, come nella scena finale di Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, con la sigaretta accesa appoggiata al tavolo che si consuma nel silenzio della stanza vuota.
(Subsound Records, Gymnocal Industries, 2026)
1. EDERA
2. UN SOTTOMARINO TERRIBILE O UN’ASTRONAVE INARRESTABILE
3. BACCANALE
4. L’AGGRAVANTE DEI FUTILI MOTIVI
5. L’INSONNIA
6. LA NOTTE E’ GIOVANE
7. NEROFUMO
8. TINTARELLA DI NULLA
9. UN’ESTATE
10. (TUTTO, TRANNE) LA FEBBRE
11. A COLPI D’ASCIA
12. TEMPESTA DI SABBIA
13. E ALLA FINE TUTTO TORNA


