
La nostra devozione nei confronti della Maple Death Records non conosce sosta. Neanche questa torrida estate che sta trasformando le quotidianità delle abitudini, proiettandole verso scenari fino a pochi anni fa impensabili, riesce a interrompere il flusso di emozioni che ogni uscita della label bolognese (di adozione) provoca in noi fedelissimi. Celebriamo oggi Divora Eco, recente uscita del soundmaker analogico bolognese Andrea De Franco, qui nel suo alter ego artistico Fera. De Franco non è pero solo un modulatore di suoni, nel suo curriculum lo possiamo inquadrare come fumettista e illustratore. Non a caso viene considerato come una figura tra le più attive tra gli agitatori dell’underground, non solo del capoluogo felsineo, ma dell’intera penisola
Il suo debutto discografico, che già al tempo aveva fatto intravedere tutto il potenziale di cui dispone, orientato verso la ricerca, risale al 2020, anno in cui, sempre con la Maple Death, diede alle stampe Stupidamutaforma, album che sanciva il sunto di una decina d’anni di sperimentazioni sonore. Nel maggio di questo infuocato 2026, ha pubblicato il suo ultimo lavoro Divora Eco, con cui mette in pratica l’idea di andare ancor più a fondo in tutti quei tentativi di creare suoni che possano portare avanti il proprio credo artistico ed espressivo, senza snaturare l’idea di base, ma provando ad arricchirla e ad ampliarla. Uno dei cardini del suo progetto è senza dubbio l’idea di libertà, che in Divora Eco troviamo elaborata, decostruita, e poi successivamente rimodellata sotto altra forma, fino al raggiungimento della sintesi definitiva. Un progetto che guarda prevalentemente all’estasi dell’istinto che si fa rumore concreto, attraverso una gestazione liberatoria. L’album però non è solo una progressione sonora, ma un qualcosa a cui dare (obbligatoriamente) anche una valenza politica, da ricercare, e da inquadrare, in tutte quelle pratiche di liberazione, mai come oggi assolutamente necessarie, per andare a ristabilire una scala di priorità che coinvolgano l’intera collettività, e da cui non è ammesso autoescludersi, per alcun motivo. Quello di Fera è un approccio decisamente less is more, in cui vengono a essere sfrondate le composizioni, fino al punto di ridurle allo scheletro essenziale. Un approccio esaltato quindi dalla scelta quasi lo-fi di una strumentazione per così dire datata, di stampo prettamente analogico, che permette di mantenere inalterato il fascino elettronico più puro.
Per certi versi, più che un disco, potremmo pensare a Divora Eco come ad un rituale liberatorio in cui il rumore assume forme espressive di grande calore, ma, al tempo stesso, anche fortemente dissonanti, e quindi, potenzialmente fastidiose per tutti coloro che non sono soliti alienare l’alienazione del quotidiano con questo tipo di sonorità aliene.
(Maple Death Records, 2026)
1. albero linguaggio
2. gentille dub
3. un risveglio
4. antevoce
5. divora
6. merle silence
7. albero lacrimogeno
8. vide dub
9. in frange
10. merle satan
11. non resistere
12. néant affect


