
My Death Is More Beautiful Than Your Life è il secondo album del duo composto dal batterista Andee Connors e dal tastierista/cantante Marc Kate, meglio conosciuto come My Heart, an Inverted Flame. Ottanta (o poco meno) minuti in cui i due californiani si cimentano con un monolitico assedio portato ai nostri danni, in cui l’unica vera dominante ricorrente è quella di un sound improntato su frequenze decisamente basse che scardinano i nostri timpani, realizzato grazie ad un arsenale che conta su di una gamma sonora sprovvista sia di chitarra che di basso. La scelta del titolo va esattamente verso la sublimazione del concetto stesso che racchiude, col duo che prova (e in gran parte riesce) a renderlo tangibile, e quindi sostanzialmente oggettivo.
Il disco è quindi da vedere come un tentativo di creare un suono che possa risultare nuovo, ma al tempo stesso credibile, e associabile ad un universo sonoro alternativamente orientato verso un’opprimente pesantezza, in grado di schiacciare tutto quello che incontra sul proprio passaggio. Per metterlo in pratica i Nostri dovevano andare a mettere in gioco tutta la loro genialità, improntando l’album in funzione di un’imprevedibilità, e di un approccio, che tendessero verso il lato più psichedelico della musica pesante contemporanea. E così è stato. Il disco suona coerente con quanto detto, forte di una connotazione di ricerca e sperimentazione portata al meglio delle possibilità da parte del duo, in cui spiccano tutti quei momenti che possiamo considerare come i più complessi, e più articolati. Quelli in cui il duo riesce a sbizzarrirsi proprio perché libero da condizionamenti temporali, e finisce per viaggiare nello spazio in direzione di un qualcosa che non siamo in grado di individuare ma che ci attende a fine del percorso che stiamo intraprendendo in loro compagnia. Laddove i brani sembrano più intricati, è proprio lì che individuiamo i punti di forza dei My Heart, An Inverted Flame, band che ha scelto di andare in una direzione ostica ma suggestiva, consapevole dell’alto rischio di insuccesso, ma comunque decisa a portare a compimento le proprie idee.
My Death Is More Beautiful Than Your Life è un album che possiamo vedere come l’ipotetico suono della catastrofe annunciata per un pianeta che pare irrimediabilmente condannato alla dissoluzione, al disfacimento, alla rovina, all’autocombustione. Una catastrofe che è l’ultima, inevitabile tappa di un percorso inarrestabile e incontrovertibile. Un album dalla forte e innegabile connotazione apocalittica, concettuale e sonora, che si esplica e si evidenzia sin dai primissimi minuti, laddove il fragore del sound del duo prende il sopravvento, conducendoci verso un minimalismo che cerca di scrollarsi di dosso i cliché esplorando un mondo alternativo a quello che stiamo vivendo, un mondo fatto di sovrapposizioni sonore, di pesantezza e profondità sonora. Un album che è di fatto ritualistico, e deprimente, caratterizzato da un approccio surreale che dona ancora maggiore spessore ad un sound monoliticamente ossessivo che non siamo certi possa essere di facile fruizione per tutti. Crediamo infatti che il disco sia da porre all’interno di quella nicchia di appassionati che ricercano proprio suoni alieni su cui ragionare. Chi, invece, va in cerca dell’immediatezza probabilmente finirà per evitarlo.
(Crucial Blast Records, 2026)
1. Every Step Is Corpsed
2. My Body, My Problem
3. Whispers in Dead Languages
4. Yes (__________)
5. Necrosomethingology
6. You. Alone.
7. No and Never
8. Some Leave Forever. Some Leave Forever Through Memory. Some Leave.
9. This Has Always Been the Disappearing Floor
10. We Forgot Who We Wanted to Become


