
Tornano i The Spacelords e la ricetta, sulla carta, non cambia: la storica formazione tedesca – composta da Matthias “Hazi” Wettstein alla chitarra, Marcus “Mudge” Schnitzler alla batteria ed Ekhard “Akee” Kazmaier al basso – giunge con Uranus Omnibus Sanctus al suo nono album in studio. Un traguardo sudato e sofferto per la band, arrivato al termine di un percorso travagliato e costellato da contrattempi personali e problemi tecnici, superato con una tenacia encomiabile.
Sia chiaro: i tre non inventano nulla di nuovo rispetto a quanto ci hanno abituati nel tempo: si parla di heavy psych suonato con il gain a 1000. Tuttavia, grazie anche alla preziosa collaborazione di Didi Holzner, abilissimo nell’innestare le sue inconfondibili trame e i suoi tappeti di organo, synth e Moog tra le maglie del suono, ispirato e dotato di una resa sonora magistrale. Episodi come “Survive To Win” e la stessa title-track “Uranus Omnibus Sanctus” si ergono a veri e propri emblemi di questo nuovo suono, mostrando una band in stato di grazia. Le lunghe suite che tutti i fan ben conoscono scorrono con estrema fluidità senza cadere nel banale e risultando da un parte strettamente legate ad un certo sentire 70’s tipico del combo dall’altro riescono a far risultare il disco incredibilmente fresco.
Il risultato è l’ennesimo capitolo di pura psichedelia cosmica e stoner d’atmosfera rigorosamente strumentale: un’esperienza d’ascolto avvolgente e omogenea che si conferma una certezza assoluta per tutti gli amanti delle sonorità spaziali.
(Tonzonen Records, 2026)
1. Uranus Omnibus Sanctus
2. Survive To Win
3. Whales
4. On The Verge Of Delirium


