
A fronte praecipitium, a tergo lupi. Ovvero “davanti a te il precipizio, dietro di te i lupi”. Questo l’incipit da cui sono partiti Camilla Margherita Ferrari e Fabio Del Carro nel momento in cui hanno deciso di dare vita al loro progetto. Un viaggio sciamanico all’interno di un universo malinconico, tra atmosfere rituali e nostalgiche, in cui la magia è quasi tangibile. Una fusione di suoni che unisce presente e passato, e che fa di A Tergo Lupi una delle realtà che hanno cambiato il nostro approccio alla musica intesa come forma artistica. Ma anche la consapevolezza che non sempre si potrà continuare a saltare nel vuoto sperando di superare i crepacci, prima o poi dovremo affrontare i nostri demoni, i nostri lupi. Quella di A Tergo Lupi è una realtà che ancora, a distanza di anni, non riesco a inquadrare completamente. O meglio, non riesco a capire come sia possibile che il loro nome non sia ancora arrivato in ogni latitudine possibile. Si tratta di un progetto multimediale di una qualità altissima, una delle realtà italiane più interessanti, profonde e strutturate che il nostro triste e povero Paese abbia mai partorito. Non riesco a trovare il modo per spiegarne l’essenza, se non con una serie di aggettivi, che però, mi rendo conto nello stesso momento in cui li metto nero su bianco, non riescano a rendere la magnificenza di un progetto così vicino al concetto di bellezza in senso assoluto. Emotivamente sono una delle cose più intriganti e intime che ci sia capitato di ascoltare negli ultimi anni. Ricordiamo infatti la loro scoperta, avvenuta nel periodo prepandemico, con quello che, oggi, ascoltato a distanza, appare come un qualcosa ancora in divenire ma che al tempo ci aveva entusiasmato e non poco. Out of the Fence era ancora acerbo, ma lasciava già intravedere grandissime potenzialità, che poi, negli anni si sono – fortunatamente – confermate, con un album sublime come Hide, uscito nel 2022, e che li consacrò come uno dei nomi più interessanti della scena italiana underground, che anche noi di GotR incensammo a dovere.
Da allora sono passati tre anni, e, finalmente, sul finire dello scorso nefasto 2025, è arrivato Howl, quello che – escludendo Vesper, l’EP strumentale uscito quasi in sordina nel 2021 nella sola veste digitale – possiamo considerare come il terzo capitolo della loro carriera. Un album che il duo non fatica a individuare come un qualcosa di necessario per esorcizzare a loro modo tutte le difficoltà di questi nostri tempi moderni, sempre più difficili e ostici. Un album che “parla di rabbia e di speranza”. Lasciamo subito da parte le definizioni. Se si tratta di dark folk, di nordic folk o di quellochevoletevoiechepiùvipiace a noi sinceramente non interessa niente. Non sono questi i termini entro cui racchiudere la profondità di un album maestoso come Howl. Ci sono emozioni che non si possono racchiudere con una manciata di parole, abusate, e stereotipate. Farlo significa due cose. Da un lato non aver compreso l’immensità di un lavoro come questo. Dall’altro avere a disposizione un vocabolario davvero risicato o ancor peggio poche e confuse idee. Per cui, dopo aver lasciato ad altri questo gioco tutt’altro che divertente, andiamo a cercare di portare alla luce di tutti voi che state leggendo la bellezza di Howl. Come sempre il sound del duo sembra uscito da un immaginario che non possiamo che percepire come straniante, che risulta infatti, al tempo stesso, estremamente alieno a ciò che viviamo come quotidianità, ma estremamente legato al nostro più intimo sentire. Ciò che ci spinge a sbilanciarci su A Tergo Lupi è il fatto che non si tratta di sola musica. La componente visuale per loro è altrettanto importante. E la cura, la perizia, l’eleganza e la professionalità con cui realizzano i propri video stanno lì a testimoniarlo. È proprio per questo che, a inizio recensione, abbiamo parlato di loro definendoli un progetto multimediale. La cura che hanno per gli arrangiamenti, le registrazioni, è la stessa che troviamo in tutti quei dettagli, in quei particolari che solo superficialmente possiamo inquadrare come secondari, come meno importanti, quelli che vanno a sancire un’immersione totale nel loro mondo. Ma non è finita qui. Camilla si occupa infatti personalmente della realizzazione della propria strumentazione acustica. È lei che gestisce in prima persona l’Ebanisteria Musicale C.M. Ferrari, il piccolo laboratorio artigianale dove progetta e realizza quegli strumenti (tradizionali, rituali, popolari e di ispirazione storica) che caratterizzano la magia sonora di A Tergo Lupi. Il loro è un disco che vive e pulsa in continuo equilibrio tra sacro e profano, per un’immersione che possa risultare quanto più profonda possibile. Un’emozione in grado di andare a scovare la luce laddove le tenebre da troppo tempo regnano incontrastate, e dove solo chi ha un’anima ha il coraggio di scendere e misurarsi con il buio. Intensità e trasporto sono le prime parole che ci vengono alla mente nel momento in cui cerchiamo di descriverlo, anche se siamo perfettamente consapevoli che non saremo in grado di esprimere tutte le nostre emozioni.
In chiusura un semi off topic. Abbiamo scoperto solo di recente l’esistenza di Days of the Blackbird, il loro progetto parallelo, che ha preso vita nel 2023, con cui sperimentano i loro strumenti prima di andare a registrare con A Tergo Lupi. Ad oggi hanno solo tre tracce inedite, ma la speranza che possano dar vita – presto – a un album intero sta già crescendo dentro di noi.
(Autoproduzione, 2025)
1. Furia
2. Irae
3. Chimera
4. Brostin von
5. Embrace
6. Entwine
7. Undertow
8. In veins
9. Heimweh
10. In limine I: Fall
11. In limine II: Sever
12. In limine III: Leave


