Aidan Baker si conferma come uno degli artisti più prolifici del panorama mondiale estremo. Non contento dei Nadja, ogni qual volta si presenta l’occasione (quando ancora non la va a creare direttamente) riesce a creare interessanti e variegate collaborazioni che immancabilmente sfociano in un album. È stato così anche questa volta, con i [ B O L T ]. L’album in questione si caratterizza per una gestazione decisamente lunga, parliamo infatti di quasi un decennio, con le prime registrazioni che partono nel lontano 2013, per concludersi nell’appena concluso 2021. I due brani che compongono [ B O L T ] + Aidan Baker riescono a vedere la luce solo oggi, grazie al lavoro di una manciata di etichette che fanno capo alla belga Dunk! Records e che individuiamo nella statunitense A Thousand Arms, nella britannica Church Road Records, nell’australiana Bird’s Robe Records e nella cinese New Noise China.
Due brani dunque, per poco più di 42 minuti impressi in vinile 12″ colorato disponibile in sole 150 copie. Non si tratta, è bene precisarlo, di uno split ma di una collaborazione che fonde elementi di entrambi i progetti, e che ci racconta una storia che possiamo dividere in due momenti separati ma decisamente concatenati. Una prima parte più “apocalittica”, più affine a sonorità opprimenti, dove la saturazione sonora cola come lava da ogni solco, ed una seconda che ci porta verso terreni meno rumorosamente ostici ma pur sempre pericolosi per la nostra già abbastanza precaria sanità mentale. Concettualmente, cioè inquadrando il tutto come fosse un unico brano, possiamo pensare di vederlo come un autentico fenomeno atmosferico di grande impatto, in cui la quiete (lato B) dopo la tempesta iniziale (lato A) non fa presagire nulla di buono, di rassicurante, anzi va ad alimentare l’elettricità dell’aria mantenendo alta la tensione. Si finisce per essere risucchiati all’interno di un vortice che ci spinge sempre più a fondo, e che nel momento in cui pensiamo di riuscire a riemergere ci ricaccia ancora più in basso togliendoci ogni speranza.
L’alchimia sonora creata da Baker, che aggiunge il suo basso ai due del terzetto teutonico, raggiunge momenti di stasi vegetativa che impediscono il pensiero. Il paesaggio sonoro creato dai Nostri è talmente cupo che immobilizza ogni attività mentale, liberando l’album dall’assillo di avere una sua forma per come siamo abituati a conoscerla. Quando alla fine riusciamo finalmente a riemergere, il silenzio che si estende è altrettanto opprimente e rumoroso. Schiacciante. La sensazione è quella di essere tornati a galla da un fiume di pece dove la corrente inquietante ci ha tenuto a lungo sul fondo nella parte più buia. Dove nessuno azzarda arrivare. Un album che fa del rumore stagnante e ripetitivo dei feedback di basso la sua linea di demarcazione con la realtà. 42 minuti di alienazione, non solo acustica. Lo stesso Baker l’ha definito come un vortice, un viaggio attraverso una notte nebbiosa. Non possiamo essere più d’accordo con lui. La straniante sensazione di smarrimento, oppressione e impossibilità a razionalizzare ciò che sta accadendo è esattamente quello che abbiamo percepito anche noi nel momento dell’ascolto, chiusi nel silenzio della nostra stanza con lo stereo al volume “giusto”. Isolazionismo ai massimi livelli, per un album che emerge da un silenzio opprimente per finire con un estatico sabba drone che schiaccia ogni pensiero. Un lungo e doloroso rituale, ripetitivo e rumoroso, come una notte nera e senza fine che ci condanna inesorabilmente all’inquietudine delle tenebre.
(Dunk! Records, 2021)
1. [ 3 5 ] / Clover
2. [ 3 0 ] / Disteln