
Si conclude con questo appuntamento la mia personale opera di recupero di alcuni dei dischi più significativi dell’ultima parte del 2025, che non potevano mancare sulle nostre pagine. La recensione che proponiamo oggi è quella di This Used To Be Heaven, ultima fatica di casa AngelMaker. Ho sempre reputato la band deathcore canadese originaria di North Vancouver un gran bel gruppo, incapace tuttavia di ergersi a pilastro del genere poiché scalzato sempre negli ultimi metri da band che, in un modo o nell’altro, hanno saputo crescere a dismisura in breve tempo, trovando nell’originalità della proposta la chiave per tenere stabilmente le prime posizioni delle classifiche (Lorna Shore, Fit For An Autopsy e Shadow of Intent su tutti). Appena uscito This Used To Be Heaven, siamo dunque tornati con rinnovato interesse sul gruppo, ansiosi di valutare se questo quarto lavoro di ampio respiro portasse i canadesi alla definitiva consacrazione. La risposta, la anticipiamo, è un “sì” forte e convinto, ma andiamo con ordine. Il primo punto da tenere in considerazione è che gli AngelMaker sono una di quelle pochissime formazioni che, sin dalle origini, vedono la presenza di due vocalist, aspetto che ha sempre suscitato grande interesse ma che, forse, non è mai riuscito a ergersi quale elemento distintivo nella scena. Il secondo e ultimo punto è che la band ha visto la recente uscita di uno dei due frontman, Mike Greenwood, in favore dell’ingresso dell’ex-Rings of Saturn Ian Bearer, che ha preso parte a tutto il processo realizzativo dell’album qui recensito. Abbiamo voluto partire da queste premesse perché, senza nulla togliere a Greenwood, riteniamo che talvolta l’ingresso di una personalità nuove e forte (peraltro proveniente da un gruppo dedito ad un deathcore ben diverso) possa portare nuova linfa creativa e possa essere la miccia in grado di scatenare un vero e proprio incendio.
Ebbene, l’incendio si è scatenato. Il deathcore di This Used To Be Heaven è fresco e ammaliante, ricercato nelle trame, ricchissimo di tutte quelle strutture tipiche del genere (in cui gli AngelMaker, bisogna dirlo, non hanno mai sbagliato un colpo) eppure ora costellato di sezioni più ariose e trascendenti. Come suggerisce il bellissimo artwork, si respira un’aria dark fantasy onirica, misteriosa ed eroica, che si distanzia diametralmente del lugubre e tetro immaginario del deathcore delle origini e ha il coraggio di non andare nella direzione – recente ma già inflazionata – delle atmosfere “sci-fi” molto in voga ultimi anni. I brani presentano sezioni più rallentate dal cantato sussurrato o distante (“Rich in Anguish”, “Relinquished”, “The Omen Part I: Prophecy”), atmosfere da racconti medievali (“Nothing Left”, “Reniassance”) e parti corali che spaziano dal battagliero (la stessa “Nothing Left”) all’intimistico (“This Used To Be Heaven”), creando un intreccio coraggioso, atipico e soprattutto appagante. Si fanno infine apprezzare particolarmente la scelta di inserire un brano strumentale (“Citadel II”), che smorza l’incedere del disco e permette di preparare il terreno per la traccia finale, così come la partecipazione del vocalist degli Shadow of Intent Ben Duerr (“The Omen Part II: Acquiesce”) e della one-man band brutal death/slam Disfiguring the Goddess (“Altare Mortis”).
Tirando le fila, i Nostri con This Used To Be Heaven si impongono in maniera decisa e convincente nell’Olimpo del deathcore. Un album dalla personalità forte, che non ha paura di osare e di proporre soluzioni atipiche, arrivando sempre a fare centro. In un anno in cui l’attesa era tutta verso Lorna Shore, Shadow of Intent, Despised Icon e Whitechapel, l’album migliore lo sfornano gli AngelMaker, che confezionano un prodotto pervaso dall’elemento più difficile da ricercare nel genere di riferimento: l’atmosfera.
(Blood Blast Distribution, 2025)
1. The Silence
2. Rich In Anguish
3. Haunter
4. Silken Hands
5. Relinquished
6. Nothing Left
7. Renaissance
8. The Omen Part I: Prophecy
9. The Omen Part II: Acquiesce
10. Malevolence Reigns
11. Altare Mortis
12. Citadel II
13. This Used To Be Heaven


