
Les Acteurs de l’Ombre Productions è sinonimo di qualità e, quando un prodotto esce per l’etichetta francese, abbiamo già la certezza che sarà degno di nota. Confermiamo quanto scritto e più volte ribadito nel presentare Aux Heures Désespérées, secondo full-length della one-man band francese Archvile King. Il progetto, partorito dalla mente del polistrumentista di Nantes Baurus sul finire del 2019, si distingue per un melodic black metal che offre all’ascoltatore un viaggio in una dimensione epica in cui, sullo sfondo di un cielo medievale, si narra la tragedia dell’umana stirpe.
Il concept alla base di Aux Heures Désespérées pone l’attenzione sulla disfatta dell’uomo, che risulta mera carne oppressa dalla violenza dallo stesso causata – la guerra – e da un insieme di forze dal carattere quasi cosmico – il destino – che non lasciano spazio a eroismi e catarsi, ma solo alla tragedia e alla morte. L’immaginario è quello di un mondo medievale/dark fantasy irrimediabilmente corrotto dal male insito per natura nei suoi stessi abitanti, che richiama le atmosfere già in passato evocate da gruppi come Bathory, Summoning o Caladan Brood. Se dovessimo identificare i protagonisti dell’opera dovremmo senza dubbio citare il Regno di Avili, terra un tempo prospera ma ormai fredda e inospitale, il Rois des Vers (il “Re dei Vermi”), una sorta di sovrano decaduto e corrotto che regna sulla miseria umana e su un mondo in rovina e, infine, l’umanità tutta. Nella struttura è possibile evidenziare un unico arco narrativo che mette in luce una inesorabile discesa verso il declino e la morte e che, rappresentando una sorta di catabasi irreversibile, sottolinea la corruzione senza fine dell’animo umano. Il viaggio sonoro ci risulta sostanzialmente divisibile in quattro fasi principali. La prima fase, di cui fanno parte i brani “Riposte” e “Le Chant Des Braves”, rappresenta un prologo al racconto, introdotto da una tempesta funebre fatta di pioggia e tuoni, che sfocia inizialmente in un una cavalcata violenta guidata dai blast-beat infernali di Baurus (“Reposte”) e si spegne in un secondo movimento in cui il mastermind francese introduce con un’atmosfera liturgica quel “canto dei coraggiosi” che non è un inno alla vittoria, ma un testamento lasciato ad una stirpe corrotta. La seconda fase, che vede protagonisti i brani “L’Excusé” e “Le Carneval Du Roi Des Vers” è l’inizio della discesa verso l’abisso della disperazione. I riff si fanno più macabri, i brani perdono la struttura lineare degli inizi e diventano irregolari e deformi, alternando fasi più concitate ad altre più riflessive. È con “Le Carneval Du Roi Des Vers” (“Il Carnevale del re dei Vermi”) che arriviamo alla scena centrale del concept oltre che nel cuore simbolico dell’album, in cui viene mostrato il sovrano nell’atto del celebrare la morte e il tormento che avanza, davanti ad una distesa di corpi straziati. Il Re dei Vermi da mero personaggio diventa allegoria della rovina umana: egli non conquista, ma consuma lentamente e inesorabilmente sulle note di un black metal maestosamente decadente e drammatico. La terza fase (“Sépulture” e “Aux Heures Désespérées”) è il concretizzarsi della sconfitta, dove la violenza quasi oltraggiosa della prima metà del disco viene sostituita da sezioni più misteriose e malinconiche, in cui la morte prende il definitivo sopravvento e ogni sepoltura è un gesto inutile contro la corruzione, che trasforma persino di cadaveri in servitori del Re dei Vermi. La quarta e ultima fase (“À Ces Batailles Abandonnées” e “…Et Aux Hommes Misérables”) è la fine del viaggio, caratterizzata da momenti più calmi e contemplativi. La morte ha vinto e passeggia sulla memoria sanguinosa del Regno di Avili, contemplando la rovina inflitta dall’uomo a sé stesso. La tragedia è conclusa.
Con questo Aux Heures Désespérées, Archvile King regala agli ascoltatori un album black metal dalle influenze medievali lugubri e sinistre, in cui gli esseri deformi che abitano il Regno di Avili altro non sono che rappresentazioni dell’animo umano, dei governi e dei governanti corrotti, della violenza e della sopraffazione. Un black melodico dalla forte componente epica, esaltato da un concept unico ed eccezionale che richiama l’approccio fantastico-mitologico degli Emperor ma lo mette al servizio di una narrazione allegorica caratterizzata da una carica drammatica che colpisce e trascina nell’oblio. Per il momento Aux Heures Désespérées è uno dei dischi black metal più significativi dell’anno.
(Les Acteurs de l’Ombre Productions, 2026)
1. Riposte
2. Le Chant Des Braves
3. L’Excusé
4. Le Carneval Du Roi Des Vers
5. Sépulture
6. Aux Heures Désespérées
7. À Ces Batailles Abandonnées
8. …Et Aux Hommes Misérables


