
“Death Jazz antifascista, antirazzista e libero” – così definiscono il loro album di debutto (su Svart Records) i Backengrillen, realtà svedese di recentissima formazione dedita ad un antagonismo sonoro che possiamo pensare di allargare ad ogni sfumatura possibile. Il quartetto nasce in seguito allo scioglimento dei Refused. Dai resti della band hardcore che negli anni Novanta e Duemila ha rappresentato una delle realtà più dinamiche della Scandinavia sono rimasti Dennis Lyxzén, Magnus Flagge e David Sandström, a cui si è unito il sassofonista Mats Gustafsson da sempre orientato alla ricerca sonora in ambito free jazz e della musica microtonale. La loro idea di musica è un qualcosa che va in una direzione contraria in modo sincero, e per nulla artefatto, caratterizzato da una spinta unidirezionale che possa portare all’eliminazione delle etichette, delle classificazione e che contempli anche la distruzione di ogni tipo di stereotipi, sia sonori che sociali. Del resto, con un background costruito intorno ad una radicato approccio hardcore punk non potevano andare che verso una sonorità di rottura, con cui sublimare la forza devastante e sovversiva del caos, e della distruzione, in una rivisitazione del punk che prenda spunto dal quotidiano di questo nuovo millennio, per un reale rifiuto del nostro quotidiano isterico e schizofrenico.
Quella dei Backengrillen è un’autentica decostruzione sonora unita a un gusto per il détournement che fa del progetto un qualcosa di deviante e graffiante che rende l’atmosfera straniante del disco quasi tangibile. Un disco che ne consegue trasformato grazie ad una vena vena sperimentale intrigante e intelligente, che tiene alta l’attenzione, e non rischia di annoiare, saturandoci per una sorta eccesso di avanguardia. Un album assolutamente lisergico, tribale e primitivo, a tratti autenticamente folle al punto che riesce a portarci a pensare che si tratti di una session di impro registrata in presa diretta, con una concezione della musica che flirta con i limiti della sanità mentale. Backengrillen colpisce per la sua idea di quasi totale rigetto della ricerca melodica, modellato intorno al concetto di voler essere disturbante, cosa che lo porta, a tratti ad essere davvero irritante, il che, però, non deve trarre in inganno. Per noi e per la nostra visione del suono orientata alla noia, il fastidio è quanto di più apprezzabile e stimolante possa esistere.
Dicevano di voler essere liberi, questo è un disco liberissimo, che si pone in antitesi a qualunque tipo di totalitarismo, gridando disperatamente la sua rabbia contro l’abisso che abbiamo creato, intorno, e dentro di noi. Poco importa se sfoci talvolta verso la cacofonia, è il messaggio ciò che più interessa ai Backengrillen, del resto non si curano minimamente.
(Svart Records, 2026)
1. A Hate Inferior
2. Dör för långsamt
3. Repeater II
4. Backengrillen
5. Socialism or Barbarism


