
Un’opera, a suo modo monumentale, ma sempre legata ad un’idea minimalista – è su questo contrasto che si regge Un Sequestro Lungo 10.000 Anni, l’album di Blak Saagan, recentemente uscito per Maple Death Records in triplo vinile 12″ gatefold dopo una latitanza durata all’incirca un lustro. Abbiamo tra le mani un lavoro di oltre cento minuti che racchiudono un immaginario distopico dal forte taglio retrò. Una durata che però non deve affatto spaventare. Lo abbiamo pensato anche noi, in partenza, per poi, però dover tornare sui nostri passi, sedotti dal fascino di un album ammaliante che non ci stancheremmo mai di ascoltare. Avevamo lasciato Blak Saagan alle prese con il precedente Se Ci Fosse La Luce Sarebbe Bellissimo (il concept dedicato al rapimento di Aldo Moro) estasiati da un sound elettronico dal forte taglio psichedelico, tanto algido quanto a suo modo accogliente. Lo ritroviamo oggi, con un disco che mette in mostra tutto il potenziale del musicista veneziano, in grado di liberarsi dei retaggi del passato, e reinventare il proprio immaginario sonoro. Concettualmente costruito intorno all’idea di andare raccontare, in modo del tutto personale, attraverso la figura di una donna dal corpo di uccello che emerge e si eleva dall’asfalto stradale, un mondo paranoide in cui dominano la paura e la repressione, il disco di Blak Saagan è impreziosito, in modo da dare ulteriore spessore alla componente ideologica del concept, dalla presenza, per la parte grafica, dell’illustratore iraniano Majid Bita. Il tutto va contestualizzato nell’idea della Maple Death di andare a proseguire le uscite marchiate Opale, quelle cioè realizzate insieme alla casa editrice Canicola Edizioni, di cui abbiamo già raccontato, nel recente passato, quando abbiamo fatto transitare con grande piacere, proprio su queste nostre pagine Flowers Are Blooming In Antarctica di Laura Agnusdei nella versione in cofanetto insieme al testo di Daniele Castellano. Come per la precedente uscita di Opale, anche questo Un Sequestro Lungo 10.000 Anni è corredato da un volume, che va a costituire un cofanetto in edizione limitata, in grado di sancire ulteriormente l’idea di proseguire in questo percorso volto a ribadire come si voglia esaltare la forza dell’interazione e dell’interdisciplinarietà tra suoni e immagini.
Restando su di Un Sequestro Lungo 10.000 Anni possiamo pensare all’album come alla descrizione di un mondo sonoro in cui si susseguono paradigmi che spaziano nel passato più recente, quello a cavallo degli anni Ottanta e Novanta. Soluzioni legate dunque ad un sound algido e industriale, in cui trovano spazio predominante synth e sperimentazione. Per riuscire a rendere ancor più intrigante il proprio lavoro Blak Saagan ha scelto di farsi accompagnare, da un punto di vista vocale, da figure quali (tra le altre) Julinko e James Jonathan Clancy (owner della Maple Death), andando a completare un disco dalla forte connotazione spirituale, che racconta sì un mondo immaginario, ma che consideriamo sostanzialmente sovrapponibile agli incubi peggiori tra quelli che stiamo vivendo. Un mondo che non pare lasciare speranza alcuna per il domani. Un lavoro che cerca dunque la libertà, e che di libertà è composto. Magari di non immediata, e di non facile decifrazione, ma che alla lunga rivela tutto il potenziale, tutto il fascino, e tutta la sua forza comunicativa. Basta solo avere la pazienza di calarsi nei suoi meandri, senza la fretta che caratterizza il nostro vivere. Ovviamente triplo album significa anche una certa difficoltà nel momento dell’ascolto, non è impresa facile calarsi, senza distrazioni esterne, in oltre cento minuti di musica, ma il bello è proprio la sfida in alcuni casi.
Blak Saagan alias Samuele Gottardello ha messo in campo tutto il proprio potenziale, sfornando un disco di grande classe ed eleganza, che si muove in un contesto dai confini talmente labili e sfumati che diventano quasi impercettibili, se non inutili. Se il mondo immaginario del concept guarda in una pluralità di distopiche direzioni, anche la componente sonora deve, per forza di cose, seguire questa follia. Con il risultato che l’album è un qualcosa di impossibile da catalogare, ma che è altrettanto sublime da scoprire, proprio perché non è mai chiaro, né immaginabile dove voglia portarci passando da un brano all’altro. L’elettronica mostra tutto ciò di cui è capace, nei casi in cui il musicista abbia le idee chiare. E diventa lo strumento, non il fine. Un disco drammatico nel suo incedere, ma delicato e caleidoscopico, caratterizzato da un piglio cinematografico totalizzante, dall’incedere seducente, in cui trovano posto sensazioni contrastanti, in cui le distanze si annullano e si sovrappongono, creando un qualcosa di nuovo, ma che porta dentro di sé i segni del passato da proiettare nel futuro. Un album ambiziosamente audace, che merita tutto il nostro rispetto, e la nostra attenzione, a cui dedicare queste infinite giornate canicolari che paiono senza fine.
(Maple Death Records, 2026)
1. The Blak Fire (Sogno I)
2. Benzocrazia
3. Le Basi H si alzano in volo
4. Mila nel bosco
5. Il Giorno di Zaha’kol (Sogno II) (feat. Julinko)
6. Dentro un Bus Proiettato nel Vuoto
7. Heyran (حیران)
8. Daēvā – Falso Dio
9. La Dama con il Corpo di Uccello (Sogno III)
10. FRREPa (feat. Liz Van Der Nüll)
11. Idoli Rotti fatti di Paura ed Oro (feat. James Jonathan Clancy)
12. Disintegrazione
13. Un Sequestro Lungo 10.000 anni


