
Poco più di tre anni fa usciva Gem, debutto degli italianissimi Bosco Sacro, band formata da Paolo Monti (The Star Pillow, DAIMON), Giulia Parin Zecchin (Julinko), Luca Scotti e Francesco Vara (Tristan da Cunha): tutti musicisti attivi anche su altri progetti, che avevano deciso di mettere insieme le proprie forze per dare alla luce qualcosa che in Italia, forse, ancora mancava, come ben chiarito nella nostra recensione pubblicata a suo tempo.
Il 2026 trova i Nostri passati ad un’altra etichetta (Supernatural Cat) e alle prese con una piccola rivoluzione in positivo nel suono del nuovo album Inhabit, che si fa ancora più complesso e stratificato, senza perdere però un centimetro dell’originale arcana bellezza. Siamo sempre dalle parti di quel piacevole connubio già sperimentato dai Bosco Sacro, quell’unione di ambient doom, shoegaze, trip-hop e post-rock che si intrecciano, si avvicendano e si fondono per donare al tutto una condizione di trance ipnotica e rituale, un territorio dai confini vaghi, nebbiosi e indefiniti, dove il proprio io si dissolve e si fonde con il tutto. Le note di pubblicazione riportano che l’album è nato da session interamente live in sala prove, dove i Nostri hanno potuto sperimentare in totale libertà le loro soluzioni, come in un grande flusso di coscienza musicale. Rispetto al precedente Gem sembra essere stata data maggiore incisività e forza ai drones, in questa circostanza utilizzati quasi per dipingere e caratterizzare i paesaggi sonori desertici e vasti di cui sopra. Per chi ancora non si è mai imbattuto nei Bosco Sacro può individuare nella proposta di Inhabit echi di Dead Can Dance, Esben and the Witch, Bank Myna, The Third And The Mortal e Sigur Rós, con però le dovute precisazioni. Come ben puntualizzato dal collega di redazione che aveva al tempo trattato Gem, il trovare paragoni e riferimenti talvolta quasi più un esercizio di stile che serve più al recensore che al gruppo, e infatti le band citate poco sopra possono avere in comune tratti con i Bosco Sacro, ma la sintesi che i Nostri fanno è personale e abbastanza unica. Inhabit consta di otto tracce ma procede lento, cadenzato ed ipnotico senza perdere piglio o senza particolari passi falsi. Chi scrive ha ravvisato solo due punti deboli in “Dong-dee” e in misura minore in “Trickster”, ma solo perché sono due pezzi preceduti e seguiti da canzoni di maggiore caratura emotiva, e comunque si tratta di un parere assai personale e che nulla inficia sul giudizio finale del lavoro. Che, ormai lo avrete capito, non può che essere alto, non fosse altro per quei tre capolavori della title-track, di “Silence Dances” e di “The Future Past”, che da soli valgono il prezzo del biglietto.
Graditissima e piacevole conferma, i Bosco Sacro si evolvono nel 2026 ma conservano intatta la loro capacità di stregare l’ascoltatore con progressioni mantriche e ipnotiche, costituendo, lo ripetiamo, un vanto per la scena musicale italiana attuale.
(Supernatural Cat, 2026)
1. Inhabit
2. Gift from The Fog
3. Silence Dances
4. Desert of Sense
5. Vertigo
6. Dong-dee
7. Trickster
8. The Future Past


