
Sei brani, per tredici minuti e sette secondi di furioso delirio. Basterebbe già solo questo per farci star bene, e chiudere in tempo record la recensione. Sei brani che sanciscono il ritorno dei Cripple Bastards a distanza di otto anni dal loro ultimo album La fine cresce da dentro. Otto anni che, a dire il vero, erano stati inframmezzati da un paio di split EP, entrambi usciti nel 2024, uno con gli Yacøpsæ e uno con gli Anarchus. La Tua Foto Sul Marmo è il titolo, in chiaro spirito marchiato Cripple Bastards, per questo loro ritorno, che mostra immediatamente come il discorso sonoro vada nella direzione che ci saremmo augurati, quella cioè fieramente ancorata ad una visione devastante, compatta e coerente con il loro modo di vedere, pensare e costruire la musica.
Ci sono molti modi di estremizzare il suono, e conseguentemente anche l’approccio. Quello che (da anni) hanno scelto i Cripple Bastards, pur se al netto di alcune necessarie modificazioni stilistiche, secondarie alle necessità espressive (e comunicative) è un qualcosa di immediatamente riconoscibile. È intensità che non cede, che non lascia spazio a ripensamenti, e che stronca il respiro sul nascere. È un qualcosa che continua a risuonarti dentro, anche dopo che hai spento lo stereo, ad ascolto concluso. Un qualcosa che necessita di tempo per essere smaltito, le cui cicatrici continuerai a portarti addosso. Musicalmente non inventano nulla neanche questa volta, anche se, chi li conosce in modo più profondo non potrà non cogliere quelle sfumature che vanno ad ampliare la gamma di soluzioni a loro disposizione. Non inventano quindi, ma vanno a riscrivere il genere, ancora una volta, come spesso è accaduto loro in passato. E lo fanno proprio con quella personalità che nessuno può negare loro, e che li porta a combinare soluzioni che variano tra momenti più vicini all’hardcore, ad altri che suonano grindcore in modo (quasi) standardizzato, riuscendo a rendere non solo tutto perfettamente armonico, ma anche perfettamente coerente e credibile. Come se tutto dovesse suonare esattamente (e solamente) in questo modo, tagliando fuori tutto il resto. Se dovessimo racchiudere tutto il fastidio di un disco come questo in un termine la nostra scelta non potrebbe cadere che su ossessivo.
Siamo alle prese con una realtà che da quasi quarant’anni dice la sua in ambito estremo. Una realtà di grande personalità, non solo sonora. Un qualcosa che può anche non piacere, a cui guardare con distacco, ma che, da un punto di vista strettamente sonoro, merita tutta l’attenzione e il rispetto che continua a incontrare sul proprio cammino. Non conosciamo abbastanza a fondo quelle che sono le implicazioni etiche dei membri dei Cripple Bastards, e fare una recensione che sia comprensiva anche degli aspetti etici è impresa difficile, proprio perché non abbiamo sufficienti elementi a nostra disposizione. Per cui restiamo solo sull’aspetto musicale, che poi è quello che interessa alla stragrande maggioranza di chi frequenta i nostri spazi. E, se queste sono le premesse, è facile proseguire ricordando come siamo alle prese con una realtà che a livello internazionale rappresenta uno dei massimi apici espressivi di genere. Noi non siamo qui per dare giudizi di merito, eticamente parlando. Anche perché crediamo che la maggior parte di voi non ci chieda questo, fatta eccezione, forse, per qualcuno. Siamo uno spazio che prova a raccontare le emozioni che suscita la musica e, se dobbiamo restare esattamente concentrati su questo, allora non possiamo non continuare a ritenere la band astigiana come una delle migliori espressioni di sempre in ambito sonoro estremo, non solo italiano ma internazionale.
(F.O.A.D. Records, 2026)
1. Il respiro si chiude
2. Scarto del rimorso
3. Vendicativo
4. La tua foto sul marmo
5. L’era della dispersione
6. Ai confini di quel che puoi dire


