
Se c’è una cosa che apprezzo nei musicisti (quando ne hanno) è l’affetto per la propria musica. I Deadly Carnage, mi sembra a questo punto ovvio, nutrono un forte affetto per la loro opera prima. Uscito il 10 ottobre del 2008 a tiratura limitata, e ristampato in numerose occasioni, Decadenza resta per molti di noi e per forza di cose anche per loro, il figliol prodigo, nonostante le evoluzioni stilistiche che li hanno portati a concepire piccole gemme di post-black metal come Manthe, Sentiero II – Ceneri, lo straordinario Through the Void, Above the Suns e l’imponente Endless Blue. E allora diciamone due.
Decadenza è un disco stupendo, che meritava in effetti una spolverata. La nuova edizione rimasterizzata si presenta con un sound più pulito, più raffinato. Ed è vero che trattandosi di black metal questo è qualcosa che viola certi dettami, certi princìpi. Ma a dirla tutta, nel 2026 trovo che questo sia un discorso superato (o da superare). Diciamocelo, se il black metal nasceva con la volontà di essere l’anti musica (è un discorso ben più lungo e stratificato, ma me lo risparmio, lo asciugo così, chi vuole capire capisca), quei tempi sono bell’e finiti. Il capitalismo ha definitivamente vinto ed è passato al suo nuovo stadio, i fondamenti politici sono crollati in favore di discorsi spiccioli fatti sui social e via dicendo… e allora daje con la pulizia dei suoni. Daje con le produzioni che ti fanno capire esattamente cosa stai ascoltando. Nella sua incarnazione precedente, Decadenza era un album forse molto più brillante a livello di suoni, decisamente più sboccato e potente, ma a un ascolto molto attento, poteva stridere in certi punti, dare quel senso di “troppo”, che va bene quando si tratta di black metal, ma questo discorso lo abbiamo già fatto. Nella sua recente edizione tende ad avere un carattere più composto, perché è comunque perfettamente cosciente di essere una perla di freddezza e crudeltà, ma se a questa consapevolezza aggiungiamo un fattore di lucidità, allora otteniamo qualcosa che per un fan della band (quale io sono, n.d.r.), beh allora è tutto gradito. Ci sarebbe un dettaglio interessante, una piccola cosa che io so perché mi è stata detta in confidenza e che non diffonderò, ma i riminesi Deadly Carnage capiranno: si può notare con ilarità e allo stesso tempo con soddisfazione per una lealtà e fedeltà con loro stessi e il lavoro svolto quasi vent’anni fa che, il pezzo intitolato “Sogno Evanescente” ha la stessa durata di quello contenuto nelle edizioni precedenti. Quindi forse non tutto è stato aggiustato, ma non è detto che aggiustare significhi necessariamente migliorare.
Per chiudere, Decadenza non è né più né meno che la riproposizione di uno splendido disco di un black metal fatto come Satana comanda. Non sarà forse nulla di nuovo, perché non lo è assolutamente, ma in tempi come questi in cui dimenticare è forse la cosa più facile e (ahinoi) naturale fare, ci vuole il riproporre qualcosa che sa ancora difendersi bene, perché questo album non è invecchiato di un giorno.
(Autoproduzione, 2026)
1. Antica Europa
2. 1486
3. Sogno Evanescente
4. Facing the Path to Eternity


