Anticipato dal singolo “Die Ruhe Trägt” uscito lo scorso maggio, ecco il debutto sul mercato discografico per questo terzetto composto da due membri austriaci (tra i quali il batterista L.S. visto live con gli Anomalie) e dalla bassista C.S. proveniente da Montreal in Quebec. La proposta dei Détresse è un black metal piuttosto variegato che cerca di mediare tra le posizioni più intransigenti della vecchia scuola e quelle più melodiche o persino gaze che caratterizzano molte uscite degli scorsi anni. Il risultato generale, però, non convince a pieno, andiamo a vedere perché.
Il disco si compone di sei canzoni alternando testi in francese e in tedesco (a parte la chiusura strumentale e acustica). L’inizio dell’album, affidato a “Désarroi”, è di quelli promettenti. Si nota subito la cura nella produzione e nell’ottima qualità sonora, il che permette di goderci un buonissimo black melodico che ha qualcosa che può ricordare la mestizia e la malinconia degli Agalloch. Già verso il terzo minuto del pezzo, però, si ha quasi l’impressione che il fluire “naturale” dei passaggi trovi qualche granello che rende meno fruibile l’ascolto. Considerando che il brano dura otto minuti e mezzo, è facile comprendere come questo possa influire sul giudizio generale. Violentissima è “Der Alte Weg” e qua le influenze sembrano provenire dal black vecchia scuola norvegese (già il titolo è significativo) anche se poi la canzone torna dentro canoni più melodici. Di nuovo un pezzo lungo (sette minuti e mezzo) dove il rischio di perdere la concentrazione esiste. “Vision Funeste” ricalca il modello dei pezzi che l’hanno preceduta, anche se stavolta la sfuriata segue l’introduzione più melodica e marziale e da qui si procede alternando riff e momenti fino alla conclusione (nuovamente oltre i sette minuti). Per “In Asche Gehüllt” la durata è un po’ più breve e ci troviamo di fronte a un assalto spietato e sfrenato che, anche grazie al minutaggio relativamente limitato, si fa apprezzare meglio nonostante i singoli riff non siano di quelli memorabili. Si va verso la chiusura con “Die Ruhe Trägt”, altra canzone lunga ma che risulta essere la migliore di tutto il disco, vuoi per le pregevoli scelte melodiche vuoi per la precisa batteria, ma soprattutto per una struttura ben più solida dei brani precedenti. L’album si spegne poi con la title-track strumentale caratterizzata dall’elegante dialogo delle chitarre acustiche ma che non risulta essere più che un (lungo) outro.
Appare forse pedante, nella recensione, l’aver registrato la durata dei singoli brani ma va detto che questo è il maggior difetto di questo disco, registrato bene, suonato ancor meglio ma che si perde e non poco nel volersi esprimere con i menzionati alti minutaggi, dovendo pertanto quasi trascinare i singoli riff senza che se ne avverta il bisogno. Ci mancherebbe, sufficienza piena e meritata ma per spiccare nell’infinito panorama delle uscite ci vuole tanto di più.
(Vendetta Records, 2025)
1. Désarroi
2. Der Alte Weg
3. Vision Funeste
4. In Asche Gehüllt
5. Die Ruhe Trägt
6. Pessimisme