
Gli Endless Floods sono una vecchia conoscenza di GotR, ne avevamo parlato ai tempi del loro album RITES FUTURS nel 2024, descrivendolo come “un disco catartico, sognante ed etereo, che arriva e approccia con grande delicatezza, e con grande delicatezza seduce, e colpisce.” Li ritroviamo oggi, a distanza di un paio d’anni, con questo PASSAGES, album che li consacra ulteriormente in quell’ambito sonoro non convenzionale che guarda all’emozionalità come ad uno dei cardini intorno a cui tessere le proprie trame. Le dinamiche che ce li avevano fatti apprezzare sono ancora parte essenziale del loro credo. Il loro marchio di fabbrica è (fortunatamente) ancora legato a quei crescendo emotivi che sanciscono lo straziante delirio che ci esplode nel petto, aprendoci scenari apocalitticamente indirizzati verso un domani indecifrabile dove tutto diventa (realmente) possibile. Il trio di Bordeaux, ad oggi rappresentato da Louise Dehaye alla voce e al sassofono, da Benjamin Sablon alla batteria/sintetizzatori/chitarre/voce/percussioni, e da Stéphane Miollan al basso/chitarre/voce/sintetizzatori mantiene fede a quelle che speravamo potessero essere le premesse di sempre, e lo fa attraverso un tocco che si mantiene sublime. Un approccio da cui è facile restare ammaliati, che ci presenta il proprio credo attraverso quattro momenti distinti che guardano alla transizione spazio temporale.
PASSAGES è quindi da vedere come un album decisamente malinconico, che non lascia spazio a fraintendimenti, andando subito al dunque, senza perdersi in inutili orpelli. Un disco in cui non è necessario andare a cercare didascalici abbellimenti, che possano decorare ed esaltare l’armonia. Qui è già tutto al proprio posto, a fuoco, a portata di mano. Non dobbiamo fare altro che lasciarci andare, e godere dei paesaggi sonori orchestrati dalla band transalpina. L’album, realizzato grazie alla lungimiranza, e alla sinergia, tra Permafrost, Araki Records e Yoyodyne Records, nella limitatissima versione di sole cento copie in vinile 12″, è una catarsi sonora di grande effetto, e di altrettanta eleganza, strutturata attraverso brani decisamente lunghi, ma che si lasciano ascoltare senza difficoltà alcuna, nonostante la durata. Un lavoro di grande spessore, granitico laddove necessita, ma sostanzialmente inquadrabile come delicato, e toccante, per la maggior parte della sua costruzione dove le atmosfere più dilatate sono il tessuto ideale per far crescere le emozioni. È proprio nei contrasti e nelle distanze che si esalta il vero focus del disco, laddove gli estremi si fronteggiano, e trovano punti di contatto (e di scontro) che si va a realizzare il compimento sonoro di una band che, album dopo album, continua ad avere le idee chiarissime su quello che vuole essere il proprio percorso all’interno di un contesto underground sempre più saturo.
Una delle componenti che più ci ha stuzzicato è quel retrogusto lo-fi che pervade un po’ tutta la produzione, dando quel qualcosa in più, che vada a sporcare il tutto, spogliandolo di quell’aura che possa risultare troppo solenne, e quindi – potenzialmente – finta. Da un punto di vista più strettamente concettuale c’è un’aura di estatico mistero che pervade il disco degli Endless Floods, che sembra disconnettersi dall’idea di tempo e di spazio, invitandoci a lasciarci andare in loro compagnia, attraverso una strada che va a toccare la parte più nascosta e delicata della nostra tormentata anima. Forse anche verso una luce che possa rischiarare il nostro domani.
(Permafrost, Araki Records, Yoyodyne Records, 2026)
1. VISIONS
2. DEUXIÈME MONDE
3. LIMINAL
4. PRIMORDIAL


