
La delicatezza del canto di Fågelle è un qualcosa che non può lasciare indifferenti. Ne parlammo alcuni anni fa, qui su GotR, in occasione del suo precedente album Den svenska vreden. La ritroviamo oggi, a distanza di quasi tre anni, alle prese con un disco che amplia ulteriormente il suo orizzonte. Bränn min jord, il suo terzo album, consacra Fågelle come una delle voci più interessanti del panorama europeo attuale. Caratterizzato da un approccio meno immediato rispetto ai precedenti, il disco rivela però il suo intimo sentire attraverso un’accattivante (e a tratti conturbante) rivisitazione del freddo della stagione invernale, in un gioco di chiaroscuri e di contrasti che (si) esalta con una visione di fondo che mette in risalto tutta la sua capacità creativa attraverso un flusso inarrestabile di emozioni che riconducono costantemente al punto di partenza.
Trentacinque minuti, suddivisi in tredici episodi, solo apparentemente slegati, ma, invece, da vedere come un unicum inscindibile. Un disco a tratti di difficile decifrabilità in alcune sue parti, che poi, in realtà si riveleranno come quelle più pregne, più interessanti, più belle. Un disco che, guardando al futuro, ci porta a pensare che la strada intrapresa da Klara Maria Sofia Andersson sia indirizzata verso una crescita costante, qualitativamente parlando, che la porterà nel breve periodo a conquistarsi uno spazio importante a livello internazionale, in quel novero di realtà indipendenti che flirtano con la bellezza in ogni sua forma. Un album sicuramente malinconico, ma che lascia aperta la speranza di poter accedere alla magia del suo mondo. Un disco che in alcuni momenti sembra voler giocare con noi, portandoci a spasso in un labirinto di sensazioni cangianti e contrastanti, ma tutte comunque orientate verso un sentire profondo ed intenso.
Bränn min jord è un album romantico con cui Klara celebra il suo ritorno al mondo rurale, in cerca di quelle dinamiche che possano aiutarla a ricalibrare la propria esistenza, dopo il trasferimento a Göteborg di alcuni anni fa. Una scelta che chiude un cerchio, e apre una nuova fase della sia vita, sia come donna che come musicista, e che la riporta a Halland, nel sud della Svezia, nella porzione di terra che si affaccia di fronte alla Danimarca. Un’immersione in quel mondo da cui proviene, come a volerci portare davvero in quel territorio a lei così caro, dove la terra viene arsa per dare nuova vita al terreno, rendendolo nuovamente fertile. Klara aveva scelto di partire in cerca di quelle emozioni e di quelle energie che potessero permetterle di crescere. Se oggi ha deciso di tornare è, come detto, per realizzare un disco con cui raccontare un nuovo inizio, possibile solo dopo aver consapevolmente lasciato alle sue spalle le zavorre del passato. Accolta dal silenzio e dal respiro di foreste e mulini, Klara ha finalmente potuto bruciare tutto ciò che ormai è (da tempo) morto in lei e attorno a lei. Un gesto fortemente simbolico, probabilmente apotropaico, da cui trarre la forza di realizzare un album che trasuda disperazione e tormento. Un disco intenso, soprattutto da un punto di vista emotivo, attraverso cui Klara ci apre il suo mondo, invitandoci ad entrare. Noi siamo già dentro, ed è lì che vi stiamo aspettando.
(Fågelle Records, 2026)
1. Riv mig
2. Skogsskrik 1
3. Innan malen hittat in
4. Lars tröstesång
5. Stigen
6. Alla mina namn
7. Det blev våra liv
8. Raset
9. Bränn min jord
10. Satans jävla fan
11. Sång till ventilation
12. Det djur som är du
13. Avslutning


