
Da una costola di Les Chants du Hasard, realtà transalpina che negli anni a cavallo tra il 2017 e il 2024 ha realizzato una tetralogia (per metà autoprodotta e per metà insieme alla I, Voidhanger Records) che mescolava metal estremo e musica sinfonica, ecco arrivare Abgnose, il secondo album per Hasard, progetto solista del fondatore Hazard. Malivore, esordio datato 2023, ci aveva introdotto in un mondo caratterizzato dalla sperimentazione sonora. Con questo secondo episodio Hasard prosegue nel suo percorso di ricerca, andando a ricontestualizzare le partiture della musica classica, e presentandocele in versione simil-black metal. Abgnose si caratterizza per una spiccata vena disturbante che si esalta con un approccio dissonante che va a soddisfare la voglia di “andare oltre” e di farsi del male di tutti coloro che non nutrono speranza alcuna nel presente, ma soprattutto nel futuro della razza umana. La sua è una sperimentazione portata all’eccesso, a tinte forti, in cui spicca un barocco dinamico e multisfaccettato che nasconde però una vena paranoica che emerge pian piano, andando a sbaragliare l’ascolto con un crescendo quasi ininterrotto. Con queste premesse non poteva che essere (ancora una volta) la I, Voidhanger Records l’ovvia comfort zone per Hasard. L’etichetta italiana è una delle poche certezze in ambito estremo, laddove la ricerca sposa il delirio e l’azzardo. Una realtà in grado di andare a scovare tutte quelle situazioni ai limiti, in cui l’idea di superare le convenzioni sonore diventa realtà.
Abgnose è un disco interessante, da ascoltare con la massima attenzione, in modo da riuscire a cogliere tutte le sfumature sinfoniche di cui è ricchissimo. Un disco – a suo modo – geniale, dotato di grandissima forza espressiva, che permette ad Hazard di mettere in evidenza carisma ed intelligenza sonora, senza però scordare, in ultimo, tutto il talento in ambito compositivo, ancor prima che esecutivo. Il risultato – detto questo – non poteva che essere quello di un lavoro straniante che si mostra avvincente per il suo saper riuscire ad essere costantemente a fuoco. Impossibile restare indifferenti all’orchestralità di fondo intorno a cui è costruito. Un’organizzazione sonora che spiazza e conquista al tempo stesso, grazie ad un intelligente gioco di rimandi tra eleganza, caparbietà e padronanza di mezzi, con cui Hazard modella e costruisce un suono con cui poter diventare riconoscibile. Abgonse è quindi da vedere come un album in grado di emanare potenza e forza, con un illuminante uso delle idee che cerca di rendere immediato un ascolto che – per forza di cose – non può che essere tutt’altro che facile.
Carico di un’inquietante disperazione che ci tortura per quasi cinquanta minuti di delirio, di ritualità, di straziante angoscia, e che riesce a rendere reali gli incubi inoculandoceli sottocute, il disco alla resa dei conti si rivela esattamente come era stato pensato, e cioè maestoso, oscuro, abrasivo, e brutale. Caratterizzato da un’atmosfera malvagia e corrosiva, Abgnose sposa concettualmente un’ispirazione che guarda a quell’esistenzialismo, caro a Camus e Sartre, che esalta la potenza dell’individuo singolo in un contesto terreno in cui viene negato sia il regno dei cieli che tutto ciò che esula dal quotidiano più tangibile. Non ci sono, ovviamente solo luci e lustrini. L’album ha anche diversi difetti, che, al netto di un potenziale innegabile da parte dell’autore, possiamo individuare in tutti quei dettagli che suonano chiaramente disturbanti, come ad esempio il missaggio, non in grado di rendere giustizia in modo eguale a tutti gli strumenti. Con un (doveroso) passo avanti in fase di post produzione, lasciando magari da parte alcuni eccessi in ambito di arrangiamento, Hazard potrà davvero dire la sua, facendo emergere tutto il proprio talento.
(I, Voidhanger Records, 2025)
1. Oniritisme
2. Senestral
3. Negascendance
4. Antienne Estrale
5. Abgnose


