
Gli IATT, precedentemente noti come I Am The Trireme (imbarcazione marittima utilizzata dalle antiche civiltà del Mediterraneo), sono tornati con il loro terzo album, Etheric Realms of the Night, recentemente pubblicato grazie alla svedese Black Lion Records (da non confondere con l’omonima label jazz britannica). Se, concettualmente, siamo alle prese con un disco che guarda all’universo onirico, e ai suoi diversi momenti, ed elementi costitutivi, cercando di raccontare l’alternanza degli stati d’animo durante il sogno, musicalmente invece, la band di Philadelphia segna un cambio di registro sonoro, e lo fa attraverso un continuo saliscendi di emozioni all’interno dei brani volto a mantenere costante la tensione. Segno che, da un punto di vista strettamente “artistico”, il quartetto statunitense ha le idee chiarissime su quella che vuole essere la strada da seguire. Rispetto al sound degli esordi, gli IATT hanno spostato l’asticella decisamente più in alto, grazie ad una maggiore complessità dei brani, che evidenzia non solo la loro crescita come musicisti, ma anche la voglia di mantenersi in linea con le idee che stanno alla base del concept, in modo da creare un tutt’uno tra musica e immaginario, attraverso una sorta di limbo, che divide il sogno dalla realtà, dove è difficile distinguere il falso dal vero, e dove l’illusione che tutto sia possibile rimane, almeno temporaneamente, concreta.
Etheric Realms of the Night è un album di non facile e immediata lettura, soprattutto a causa del suo stratificato corredo di situazioni sovrapposte che vanno a sostituirsi rapidamente, in una sequenza di emozioni che spiazzano, ma, al tempo stesso, incuriosiscono e stimolano. Un album che – magari proprio per questo suo non rientrare in un canone ben preciso – rischia di diventare ostico, e potenzialmente in grado di annoiare, ma si tratta comunque di un qualcosa che merita attenzione, e un doveroso approfondimento, proprio per il coraggio con cui è stato concepito. Gli IATT hanno realizzato un disco complesso, a tratti sinfonico, e a tratti brutale, ma sempre costantemente in linea con quella che è l’idea di base, e cioè quella di raccontare il labile confine che esiste tra quello che percepiamo come reale e quello che è davvero tale, tra quello che resta un sogno (e quindi a suo modo un desiderio inconscio) e quello che ci attende al risveglio. Unica strada per poter trasporre musicalmente tutto questo era quella di andare ad evidenziare la forza di tutti quei contrasti che potessero permetter loro di costruire un album frammentato, ma di sostanza e di forte intensità espressiva. Se ce l’hanno fatta, è stato grazie ad un approccio dissonante che trasuda malinconia, e dolore, attraverso una scelta espressiva che in alcuni frangenti puà però risultare vicina ad una sorta di freddezza potenzialmente letale per il disco.
Attenzione però, non significa che siamo alle prese con un lavoro che non riesce a comunicare quello che si è prefisso, ma con una scelta che viene portata avanti in modo, per certi versi, atipico, e che quindi necessita di un surplus di attenzione e cura. Non siamo mai stati particolarmente predisposti verso questo tipo di sonorità che sposano un eccesso di tecnicismi, ma, in questo caso, dobbiamo riconoscere alla band statunitense il coraggio di aver provato ad uscire dagli schemi di un genere (quello del progressive black/death) che spesso rischia di risultare come uno sterile esercizio di stile articolato, ma soprattutto incapace di comunicare tutto il proprio carico emotivo. Se amiamo chi osa, in ambito musicale, non possiamo non concedere almeno una chance agli IATT.
(Black Lion Records, 2026)
1. Drift Away
2. To Lie Beneath
3. Somniphobia
4. Pavor Nocturnus
5. Quietus
6. Walk Amongst
7. Hypnos


